• 30/11/2022

ASSOESG: una partnership di valore per un’economia sostenibile

 ASSOESG: una partnership di valore per un’economia sostenibile

Marzia Chiesa

Marzia Chiesa, presidente di ASSOESG ci racconta le ragioni fondative di una rete di confronto e di crescita per le piccole e medie imprese

Ci troviamo ad attraversare una crisi profondissima dalla quale non si vede la via d’uscita. Le recrudescenze di una pandemia che non vede fine, la guerra e le sue conseguenze economiche, il cambiamento climatico e gli impatti sulla vita di tutti noi. Come si collocano in questo orizzonte incerto le aziende che cercano di progettare il futuro?

«I fattori tragici menzionati, nel nostro caso sono stati un importante stimolo perché noi ci rivolgiamo ad imprenditori, soprattutto a capo di imprese di famiglia e di PMI, che generalmente sono focalizzati quasi esclusivamente sul raggiungimento dei propri obiettivi di business. L’evidenza dell’impatto di quanto è accaduto, e sta tuttora accadendo, ha contribuito a far sì che prendessero coscienza dell’importanza del ruolo di ciascuno per immaginare un futuro diverso, all’insegna della sostenibilità. Il tema stava già connotando le agende delle grandi realtà, ma è stato il momento storico a far sì che arrivasse in maniera così impattante alle PMI, anche se è vero che alcune si erano mosse per tempo, dimostrando grande lungimiranza. La maggior parte però, si è trovata di colpo a dover perseguire nuovi obiettivi senza aver chiare le strategie per raggiungerli, senza trovare punti di riferimento per tracciarle, senza direttive. Ancora oggi la confusione dilaga. Per questo motivo c’è un grande desiderio da parte delle imprese di entrare in relazione, di confrontarsi, di trovare risposte a esigenze comuni.

ASSOESG, il nostro network, a differenza di altri è direzionato verso principi che sono indubbiamente sani e necessariamente lungimiranti. Mi piace definirla una “partnership di valore” alla quale partecipo attivamente prima di tutto come persona e come imprenditrice. È a partire dal livello di governance che occorre partire per diffondere una cultura nuova all’interno delle diverse realtà produttive. Occorre tracciare un percorso, fissare obiettivi, misurare le azioni, predisporre linee guida chiare che supportino i processi di riorganizzazione.

Sostenibilità all’apparenza è un concetto semplice, ma in realtà è colmo di significati. Innanzitutto non si ferma alla sola sfera ambientale, ma investe anche l’ambito sociale, culturale, economico. Racchiude in sé le molte vie di un processo di transizione che abbraccia tutto il nostro vivere. Riguarda le persone, ognuno di noi. Quindi, il fattore umano è importantissimo, esattamente come per le aziende, che senza le persone non possono esistere e senza il saperle valorizzare e farle diventare squadra si arenano.

Alcuni pensano, a torto, che la transizione verso la sostenibilità sia un investimento a perdere. Non è così, assolutamente. Lo prova il fatto che i modelli di business sostenibile non sono contrari al profitto, bensì ridisegnano le vie per perseguirlo sulla base di una nuova scala valoriale. A supportare il processo sono anche disponibili degli incentivi, ma almeno in una fase iniziale occorre prevedere degli investimenti quanto meno finalizzati alla formazione, senza la quale non si può costruire una cultura orientata allo sviluppo sostenibile. Altro tema da non sottovalutare è il valore reputazionale e di immagine che possono trarre le aziende da questo percorso anche in termini di competitività rispetto al proprio mercato. I tre pilastri della sostenibilità sono ormai uno dei parametri attraverso i quali vengono valutate le aziende anche da parte dei fondi di investimento».

Il mismatching fra domanda e offerta di lavoro è diventato ormai intollerabile e soprattutto in Italia: siamo al penultimo posto in Europa per livello di scolarizzazione, dopo di noi c’è solo la Grecia. I giovani che devono entrare nel mondo del lavoro come possono fare per approcciare aziende innovative, senza un’adeguata formazione?

«Credo molto nella nuova generazione. Una generazione nata con le nuove tecnologie, che sa come utilizzarle per comunicare e per sensibilizzare, per creare consapevolezza e diffonderla, il che è decisamente importante. Il trucco è non dimenticare che le tecnologie e i mezzi di comunicazione facile ma dirompente, come i social, sono uno strumento che deve avallare e non spegnere l’impulso per la costruzione di una cultura personale, per la ricerca di una propria via, proprio perché tutto è – o sembra – a portata di mano. Un’opportunità per diffondere tangibilmente best practice.

La formazione è il nodo fondamentale. Una delle azioni che portiamo avanti è quella che vede coinvolte le scuole sportive, con le quali realizziamo percorsi su tematiche legate all’ambiente e alla parità di genere. Cerchiamo di fornire stimoli che li aiutino ad aprire le menti, a crescere come persone parte di un tutto inscindibile. Un altro dei filoni in cui si prodiga ASSOESG è la formazione di figure professionali necessarie al processo di transizione. Per molte aziende è difficile reperire professionalità di questo tipo, quindi spesso decidono di far seguire percorsi formativi a persone che già lavorano all’interno con altre mansioni e che si mostra interessato a un nuovo percorso. Statisticamente sono proprio le donne che si rivelano più affini e sensibili alle tematiche della sostenibilità ed è proprio a loro che miriamo con il lavoro dell’associazione, anche per aiutarle ad affrancarsi da un gap culturale che le ha sempre viste penalizzate nel lavoro per ambiti di competenza, possibilità di carriera e relativi compensi».

Come è nata l’idea di fondare l’associazione ASSOESG?

«Abbiamo voluto cercare di dare risposta alla forte esigenza di networking, di confronto, di fare sistema, di esplorare insieme nuovi orizzonti che abbiamo intercettato fortemente nelle aziende. In primis quelle di noi soci fondatori e quindi le altre, che man mano stanno ampliando il gruppo. Ci mancava un punto di riferimento, la possibilità di stare al passo con l’uscita di tutte le nuove normative che sono tuttora in piena evoluzione. L’associazione vuole rappresentare un faro, fornire supporto concreto alle PMI italiane per crescere insieme. Stanno nascendo ogni giorno moltissime start-up create da giovani e meno giovani, molto promettenti, con idee davvero brillanti che hanno altrettanto bisogno di essere supportate nel loro percorso di crescita».

Come si pone ASSOESG rispetto al rapporto tra le piccole e medie imprese innovative e il mondo che le circonda: le istituzioni, il PNRR, l’utilizzo delle ingenti risorse in arrivo?

«Abbiamo pensato di stringere una partnership con una società leader in Italia nel settore della finanza agevolata, per fornire agli associati innanzitutto informazioni utili, soprattutto in merito ai bandi non solo europei, ma anche nazionali e locali a sostegno della transizione in corso. Inoltre, ci sarà la possibilità di seguire percorsi formativi per ogni singola azienda e contiamo di sviluppare un sistema periodico di informazione con gli aggiornamenti normativi. Stiamo avviando contatti anche con aziende che forniscono servizi e strumenti utili, il cui operato sia di assoluta qualità, in modo da poter garantire i nostri iscritti contro l’improvvisazione di alcuni pseudo esperti del settore. L’idea è quella di arricchire via via la rosa delle opportunità e collaborazioni per supportare gli associati a 360 gradi in questa inevitabile, per fortuna, transizione».

 

 

ASSOESG, LE PMI CHE SI ORGANIZZANO
FANNO SISTEMA E TROVANO NUOVI ORIZZONTI

ASSOESG è un’associazione non profit che si propone di affermare e
promuovere un nuovo modello economico di sviluppo sostenibile, la
cultura etica aziendale e lo sviluppo della sensibilità ambientale e sociale
degli enti. Si rivolge a imprese, enti, associazioni, istituzioni nazionali
ed esperti di settore, che intendano concorrere alla transizione verso
un’economia sostenibile.

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