• 17/07/2024

ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile

 ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile

Paola Dubini

Quale ruolo esercita la cultura nella promozione della sostenibilità? Lo abbiamo chiesto a Paola Dubini, coordinatrice ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile

L’Italia è tra i paesi in Europa con i più bassi livelli di consumo culturale. Se si considera la spesa culturale in relazione al Pil, secondo i dati Eurostat, l’Italia si colloca in fondo alla classifica con lo 0,3 per cento del Pil, davanti soltanto a Grecia, Cipro e Irlanda. Aumentare la partecipazione e tutelare il patrimonio sono le urgenze individuate dal gruppo di lavoro ASviS “Cultura per lo sviluppo sostenibile” coordinato da Paola Dubini, docente dell’Università Bocconi di Milano.

Qual è il ruolo della cultura nella promozione della sostenibilità?

«Le organizzazioni culturali, come tutte le altre organizzazioni, devono prestare attenzione alla sostenibilità. Il loro ruolo trasformativo e il loro compito di orientare lo sguardo della società, le obbliga a guardare verso questioni importanti per la contemporaneità come lo sviluppo sostenibile. Molte iniziative culturali già promuovono l’accessibilità, la sostenibilità ambientale, il riciclo e recupero degli allestimenti, sottolineando l’importanza delle tematiche dell’Agenda 2030.

Inoltre, le organizzazioni culturali devono essere sostenibili internamente, curando i rapporti con i collaboratori, proteggendo le collezioni dai rischi ambientali e coinvolgendo le comunità nella produzione di cultura. Tutte queste attenzioni testimoniano lo sforzo già profuso dalle organizzazioni culturali per essere più sostenibili».

LOMBARDIA ECONOMY - ASviS – Alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile“La cultura è il petrolio”. “L’Italia è il Paese dei borghi” e della “grande bellezza”. Nel position paper pubblicato da ASviS che individua i nodi prioritari per la realizzazione degli Obiettivi dell’Agenda 2030 in campo culturale, viene affrontato il tema delle narrazioni distorsive. Questi slogan, distorsivi e poco efficaci, possono diventare un punto di partenza per lo sviluppo del settore?

 «Gli stereotipi hanno un fondo di verità: i borghi italiani e il nostro patrimonio culturale sono risorse preziose. Tuttavia, è importante non limitarsi a visioni stereotipate. Le organizzazioni culturali devono prendere posizione e diventare protagoniste delle tematiche contemporanee, affrontando le urgenze di carattere sociale e ambientale. Durante il Festival dello Sviluppo Sostenibile abbiamo mostrato come le organizzazioni culturali possano contribuire agli Obiettivi di sviluppo sostenibile, ad esempio promuovendo l’educazione, riducendo le disuguaglianze e contrastando la povertà educativa, causa ed effetto della povertà».

Parliamo di cultura per uno sviluppo sostenibile, ma su 2.492 organizzazioni culturali italiane, solo 47 hanno pubblicato un bilancio di sostenibilità nel periodo 2017-2022. Perché così poche e cosa si può fare per invertire questa tendenza?  

«Le organizzazioni culturali sono molte di più di 2.492, noi ci siamo focalizzati sulle organizzazioni aderenti ad associazioni. I motivi per cui sono così poche quelle che pubblicano un bilancio di sostenibilità sono diversi. Innanzitutto, non c’è un obbligo di pubblicare un bilancio di sostenibilità, quindi chi lo fa dimostra grande attenzione.

Molte organizzazioni poi sono piccole e il processo di redazione di un bilancio di sostenibilità richiede molto lavoro. Chi non lo pubblica, non significa quindi che non si stia ponendo il problema. Noi abbiamo studiato i precursori per sviluppare linee guida che possano aiutare tutte le organizzazioni culturali, che sono molto diverse l’una dall’altra – dai festival, ai teatri, alle biblioteche, agli archivi – a misurare e rendicontare i loro impatti. Su queste linee guida trasversali si costituiranno poi gruppi di lavoro specifici per settore attivando un bellissimo lavoro di collaborazione intorno ad un tema che sentiamo tutti molto importante e urgente».

Quali sono le urgenze?

«Le urgenze sono di carattere sociale e ambientale. L’aumento delle disuguaglianze e la qualità del tessuto sociale sono problemi evidenti. Le organizzazioni culturali devono confrontarsi con la complessità del contesto e adattarsi, coinvolgendo le comunità, lavorando insieme e promuovendo un’idea di cittadinanza. Oggi un museo non è più semplicemente un contenitore di oggetti».

Per approfondimenti visita il sito di ASviS

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Simona Savoldi

Giornalista e addetta stampa

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