• 20/05/2024

BRESCIA: nel 3° trimestre 2022 contrazione della produzione manifatturiera

 BRESCIA: nel 3° trimestre 2022 contrazione della produzione manifatturiera
  • Tra luglio e settembre di quest’anno l’attività produttiva segna un -5,1% rispetto al trimestre precedente. Pesano, al di là delle consuete chiusure estive, il “caro energia” e l’indebolimento del contesto globale.
  • La domanda insufficiente torna a essere il primo fattore che limita la produzione, essendo segnalato dal 26% degli operatori, un valore che non si evidenziava addirittura dal 1° trimestre 2021.
  • Franco Gussalli Beretta (Presidente Confindustria Brescia): “Le prospettive per gli ultimi mesi del 2022 dipingono un quadro tutt’altro che brillante: il saldo tra aziende che dichiarano incrementi dei livelli produttivi e quelle che prevedono una contrazione è negativo (-8%). Influiscono, in particolare, il rallentamento delle economie europee e la possibile recessione in Germania, storico partner di riferimento per il comparto metalmeccanico bresciano”.

 

 

Brescia, 4 novembre 2022 – Nel 3° trimestre del 2022, l’attività produttiva nel settore manifatturiero della provincia di Brescia mostra una contrazione, segnando una variazione rispetto al trimestre precedente pari a -5,1% (dato grezzo, che non considera il diverso numero di giorni lavorativi rispetto al trimestre precedente); la dinamica rispetto allo stesso periodo del 2021 (tendenziale) mostra invece ancora un segno positivo (+3,1%), tuttavia con un’intensificazione del rallentamento già rilevato nelle rilevazioni più recenti.

A evidenziarlo è l’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia sui dati relativi al periodo luglio-settembre 2022.

La dinamica è giustificata sia dalla consueta chiusura della maggior parte degli stabilimenti nei mesi estivi, sia dall’inasprimento delle condizioni operative, zavorrate dal “caro energia” e dall’indebolimento del contesto macroeconomico generale.

“Le prospettive per gli ultimi mesi del 2022 dipingono un quadro tutt’altro che brillante – commenta Franco Gussalli Beretta, Presidente di Confindustria Brescia –. Il saldo tra aziende che dichiarano incrementi dei livelli produttivi e quelle che prevedono una contrazione è negativo (-8%). Influiscono, in particolare, alcuni fattori già presenti nei mesi scorsi, come l’evoluzione del conflitto nell’ex Unione Sovietica, il rallentamento delle economie europee e la possibile recessione in Germania, storico partner di riferimento per il comparto metalmeccanico bresciano, oltre a una nuova fase restrittiva della politica monetaria della BCE, destinata a impattare negativamente su aziende e famiglie, ed il permanere di una situazione tariffaria energetica che continua a mettere a dura prova la gestione aziendale. In aggiunta non aiutano le tante incertezze che caratterizzano il futuro, politiche comunitarie comprese. Penso, per esempio, alla proposta del nuovo Regolamento su imballaggi e rifiuti da imballaggio che la Commissione UE presenterà a fine novembre per modificare la Direttiva 94/62/CE. Siamo tutti consapevoli dell’importanza della tutela ambientale, del dover promuovere sempre più la transizione green e l’economia circolare; altresì mi interrogo se sia ora il momento opportuno per rimettere in discussione il riciclo, preferendogli il riuso. Le aziende, soprattutto in questo momento, hanno bisogno di un contesto quanto più possibile stabile e chiaro, da tutti i punti di vista.”

Nel periodo considerato ben il 53% degli operatori intervistati ha dichiarato una contrazione dell’attività rispetto al trimestre precedente, a fronte del 18% che si è espresso per il mantenimento dei volumi prodotti e del 29% che invece ha segnalato un aumento degli stessi. A seguito delle evoluzioni sopra indicate, il tasso acquisito, ovvero la variazione media annua che si avrebbe se l’indice della produzione non subisse variazioni fino alla fine del 2022, è pari a +4,5%, in buona parte frutto di quanto ereditato dal 2021.

  • La disaggregazione della variazione della produzione per classi dimensionali mostra generalizzate flessioni: -3,3% per le imprese micro, -3,8% per le piccole, -7,8% per le medie e -5,6% per le grandi.
  • Con riferimento alla dinamica congiunturale per settore, l’attività produttiva è aumentata solo nel comparto alimentare (+4,0%). Consuntivi particolarmente negativi provengono dalle realtà della metallurgia (-9,3%) e del chimico, gomma, plastica (-9,2%); dinamiche in contrazione relativamente meno pronunciate si rilevano per il legno e minerali non metalliferi (-5,6%), la meccanica (-4,6%) e il sistema moda (-2,1%).
  • Il tasso di utilizzo della capacità produttiva, che si è attestato al 78%, ha perso tre punti rispetto alla rilevazione precedente (81%) e risulta sostanzialmente in linea con quello del terzo trimestre dell’anno scorso (79%).
  • Le vendite sul mercato italiano sono aumentate per il 26% delle imprese, rimaste invariate per il 27% e diminuite per il 47%. Le vendite verso i Paesi comunitari sono cresciute per il 15% degli operatori, calate per il 35% e rimaste stabili per il 50%; quelle verso i Paesi extra UE sono aumentate per il 18%, diminuite per il 39% e rimaste invariate per il 43% del campione.
  • I costi di acquisto delle materie prime sono cresciuti per il 58% delle imprese, con un incremento medio del 5,0%. Nello stesso periodo i prezzi di vendita dei prodotti finiti sono stati rivisti al rialzo dal 52% degli operatori, per una variazione media pari a +2,7%. Si assisterebbe quindi a un relativo allentamento delle tensioni rilevate negli ultimi due anni, anche se la perdita di marginalità cumulata a partire dal terzo trimestre 2020 è senza precedenti: +33% i prezzi di vendita, contro +118% dei costi di acquisto.
  • La domanda insufficiente torna a essere il primo fattore che limita la produzione, essendo segnalato dal 26% degli operatori: una quota in costante aumento da inizio dell’anno e un valore che non si evidenziava addirittura dal primo trimestre 2021. La scarsità di materie prime e macchinari segue con il 22% degli intervistati (il valore più basso dal periodo gennaio-marzo 2021), mentre il “caro energia” è indicato dal 13% delle imprese, quota che raggiunge addirittura il 29% fra le imprese del chimico, gomma e plastica, e il 27% nella metallurgia.
  • Le prospettive per i prossimi mesi dipingono un quadro tutt’altro che brillante, sulla scia dei fattori di incertezza prima evidenziati. Nel dettaglio, la produzione è prevista in aumento da 18 imprese su 100, stabile dal 56% e in calo dal rimanente 26%. I settori con le prospettive relativamente più positive sarebbero alimentare, legno e minerali non metalliferi, meccanica. Per contro, i segnali più critici giungerebbero dai comparti chimico, gomma e plastica, metallurgia e sistema moda.
  • Gli ordini provenienti dal mercato domestico sono in crescita per il 10% delle aziende, stabili dal 45% e in calo dal 45%. Quelli da parte degli operatori comunitari, sono in aumento dal 12% delle imprese, invariati per il 57% e in flessione per il 30%. Quelli in arrivo dai mercati extra UE sono in crescita per il 20%, stabili per il 57% e in contrazione per il 23%.

Redazione

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