• 28/11/2021

Confindustria Como-Lecco-Sondrio: osservatorio congiunturale settembre 2021

 Confindustria Como-Lecco-Sondrio: osservatorio congiunturale settembre 2021

Aram Manoukian, presidente Confindustria Como

Lo scenario evidenzia un miglioramento degli indicatori (domestico ed export). Positive anche le previsioni per le prossime settimane e tenuta dell’occupazione

Permangono le serie criticità sulle materie prime che non si limitano all’impennata dei prezzi, ma si manifestano nell’estensione dei tempi di consegna, nella diminuzione delle quantità effettivamente approvvigionate e, in casi più limitati, nel peggioramento della qualità, con un grave impatto sull’attività delle imprese.

Il commento di Aram Manoukian, presidente di Confindustria Como

“Il mese di settembre restituisce una fotografia positiva della nostra economia. Una situazione migliore delle aspettative che avevamo lo scorso anno, ma è presto per affermare che tutti i problemi siano alle spalle. Ci sono ancora forti elementi di criticità sia settoriali, come per il tessile – abbigliamento che sta affrontando il percorso verso la ripresa più lentamente rispetto ad altri settori, che trasversali, come l’aumento del costo di energia e materie prime, la difficoltà degli approvvigionamenti, il forte stress a cui è sottoposta tutta la catena della logistica a cui si somma il rischio di un’inflazione che potrebbe portare alla spirale degli aumenti dei prezzi incontrollati. Un quadro variegato che dimostra, ancora una volta, l’importanza di lavorare insieme per strutturare le nostre imprese al fine di renderle forti, resilienti, sostenibili e soprattutto consapevoli che siamo e saremo sempre più esposti a grandi cambiamenti, a tempeste perfette dalle quali dobbiamo saperci riparare attraverso la flessibilità, la capacità di adattamento, la condivisione e la collaborazione”.

I dati delle aziende della provincia di Como

I dati elaborati nell’ambito dell’Osservatorio congiunturale rapido delineano, rispetto ai livelli di luglio, un quadro di miglioramento generale per gli indicatori associati ad ordini, produzione e fatturato, in coerenza con quanto rilevato per l’analisi dei tre territori globalmente considerati. Per tutti e tre gli indicatori, infatti, i giudizi di aumento risultano prevalenti rispetto a quelli di diminuzione e tale situazione è riscontrabile sia sul mercato interno, sia per l’export.

La domanda in Italia è considerata in crescita per quasi una realtà comasca su due (49%), stabile per il 35,4% mentre in contrazione per il rimanente 15,6%.

Nel caso delle esportazioni, a fianco del 45,5% di soggetti che segnala gli stessi livelli di luglio, due realtà su cinque (39,8%) comunicano maggiori ordinativi mentre il 14,8% un rallentamento. L’attività produttivamostra evoluzioni in linea con quanto esaminato per gli ordini e aumenta per oltre quattro realtà su dieci (41,3%), resta stabile per il 45,7% del campione mentre decelera per il rimanente 13%.

Si attesta al 73,9% il tasso di utilizzo medio degli impianti, con una sensibile crescita rispetto a quanto registrato nella precedente edizione dell’Indagine rapida (61,7% nel mese di marzo 2021). Tra le realtà comasche del campione sono individuabili alcune differenze sia in termini di dimensione aziendale, sia riguardo al comparto di attività considerato. Le aziende al di sopra dei 50 occupati (77,8%) rivelano un maggior impiego rispetto alle piccole aziende (71,6%); esaminando invece i settori di attività la capacità utilizzata cresce passando da realtà tessili (66,6%), a quelle degli altri settori (76,8%) fino a quelle metalmeccaniche (79,4%). Anche sul versante delle venditesi rileva una maggior incidenza di giudizi di miglioramento rispetto a quelli di diminuzione; a differenza di quanto riscontrato per gli indicatori di domanda e produzione, dove la crescita assume un peso più che doppio rispetto alla riduzione, si riduce il gap tra i giudizi. Nel dettaglio, il fatturato in Italiaè considerato in aumento per il 42,7% delle aziende, stabile per il 31,3% e in calo per il 26%; il fatturato esterorisulta invece in crescita in circa un caso su tre (31,8%), è invariato rispetto ai livelli di luglio nel 46,6% dei casi mentre si riduce nel rimanente 21,6%. Le diverse performance dell’indicatore possono dipendere dagli effetti legati al marcato apprezzamento delle materie prime e alla lievitazione dei costi di trasporto a cui presto si aggiungeranno gli incrementi degli energetici (elettricità e gas), che andranno a penalizzare soprattutto le realtà energivore. Sono positive le aspettativeformulate dalle aziende comasche per le prossime settimane, con circa due realtà su cinque (39,1%) che prevedono un ulteriore espansione del business, a fronte di una quota più contenuta (8,7%) di soggetti che invece attendono una decelerazione.  Si continuano a rilevare criticità legate al limitato orizzonte temporale di visibilitàsugli ordini, inferiore al mese per il 40,2% delle imprese del campione, e alle situazioni di insolvenzae di rilevanti ritardi dei pagamenti da parte dei clienti a cui oltre un’azienda su quattro (28,1%) è costretta a far fronte. Come anticipato, alle problematiche già da tempo evidenziate nell’ambito degli Osservatori congiunturali, dallo scorso anno si sono aggiunte criticità legate all’approvvigionamento delle materie prime di cui l’apprezzamento dei listini è solo un aspetto.

Nel mese di settembre il 91,6% delle realtà di Como aderenti all’Osservatorio hanno segnalato di aver dovuto sostenete maggiori costi per rifornirsi delle commodities necessarie all’attività; in caso di aumento delle quotazioni delle materie prime, il 94,4% ha subito un impatto significativo sui costi di produzione. A sua volta, la crescita delle spese ha reso necessario incrementare i prezzi di vendita per il 7,1% del campione, ha determinato una contrazione dei margini di profitto per il 23,5% delle imprese mentre una combinazione delle due azioni (aumento dei prezzi di vendita e contemporaneamente una riduzione della redditività) per il restante 69,4% delle aziende.

Al pari di quanto rilevato per i primi sei mesi dell’anno, si sono inoltre riscontrate difficoltà nelle operazioni di approvvigionamento, indipendentemente dai prezzi a cui le imprese hanno avuto accesso alle commodities; per quasi otto realtà su dieci (78,7%) i tempi necessari ad ottenere le forniture si sono dilatati, per il 57,7% le quantità effettivamente approvvigionate sono risultate inferiori a quelle richieste mentre per il 10,4% la qualità delle merci ricevute è peggiorata.

Situazione pressoché invariata invece sul fronte dei rapporti tra le aziendedel campione comasco e gli Istituti di credito; esaminando i giudizi espressi riguardo l’andamento delle condizioni praticate, oltre nove realtà su dieci (91,7%) hanno indicato una stabilità, il 6,3% un peggioramento mentre il restante 2,1% un miglioramento.

Per quanto riguarda invece la valutazione della propria liquidità aziendale, il 41,7% delle imprese segnala un quadro nella norma, il 36,5% indica soddisfazione mentre il rimanente 21,9% comunica una situazione migliorabile.

I pareri qualitativi formulati dalle imprese di Como riguardo l’andamento dell’occupazionetracciano uno scenario caratterizzato da una diffusa stabilità; per circa sette realtà su dieci (69,8%) si riscontra una tenuta dei livelli, per il 17,7% è indicato un aumento mentre per il rimanente 12,5% una diminuzione.

Le previsioni occupazionali per gli ultimi mesi dell’anno pur mantenendosi improntate ad una diffusa stabilità, segnalata dal 70,2% delle imprese, rivelano una più ampia differenza tra quanti attendono una crescita dei propri organici (20,2%) e quanti invece ipotizzano una contrazione (9,6%).

In settembre oltre una realtà comasca su quattro (26,9%) ha indicato di aver fatto ricorso agli ammortizzatori sociali; il dato è particolarmente marcato per il settore tessile, dove la quota di soggetti sale al 58%.

I dati elaborati nell’ambito dell’Osservatorio congiunturale rapidosul mese di settembre, realizzato dai Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Confindustria Como, delineano un quadro in generale miglioramento rispetto ai livelli di luglio. Gli indicatori di domanda, produzione e fatturato risultano caratterizzati da una prevalenza di indicazioni di aumento rispetto a quelle di diminuzione.

Gli ordini crescono per oltre due realtà su cinque (41,1%) a livello nazionale e in oltre un caso su tre (36,9%) per quanto riguarda le esportazioni, mentre sono rispettivamente pari al 18,4% e al 15,4% le quote di aziende che segnalano un rallentamento.

L’attività produttiva mostra evoluzioni coerenti con quanto esaminato per la domanda, accelerando per quasi quattro realtà su dieci (38%).

Il tasso medio di utilizzo degli impianti di produzione si attesta a quota 77,4%, in crescita di oltre sette punti percentuali rispetto a quanto esaminato nell’ambito della precedente edizione dell’Osservatorio congiunturale rapido (69,9% a marzo).

Il fatturato risulta in aumento per due realtà su cinque (40,9%) a livello italiano e per oltre tre imprese su dieci (30,9%) sui mercati oltre confine.

Le aspettativeper le prossime settimane sono principalmente orientate alla stabilità, indicata dal 57,6% del campione; in caso di variazione prevalgono però le segnalazioni di ulteriore crescita (31%) rispetto a quelle di decelerazione (11,4%).

Tre realtà dei tre territori su dieci (30,1%) continuano a segnalare problematiche inerenti le situazioni di insolvenza e di ritardo dei pagamentida parte dei clienti, mentre per un terzo del campione (32,7%) le criticità riguardano la visibilità del portafoglio ordini, che è sufficiente a pianificare l’attività per un periodo di poche settimane.

La nota dolente continua ad essere rappresentata dalla questione “materie prime” che, a causa degli shock legati all’aumento delle quotazioni, scarsa disponibilitàe allungamento dei tempi di consegna, hanno determinato seri impatti sui costi di produzione ed hanno costretto quasi il 90% delle imprese a ridurre i propri margini.

I giudizi sull’occupazionedelineano uno scenario di diffusa stabilità, così come confermato da oltre sette realtà su dieci (72%). In caso di variazione, risultano prevalenti le indicazioni di incremento dei livelli rispetto a quelle di diminuzione.

Le previsioni per i mesi finali del 2021 confermano sostanzialmente quanto rilevato per settembre.

DOMANDA

Gli ordini delle realtà dei tre territoriregistrano in settembre una fase di accelerazione che è riscontrabile sia a livello domestico, sia per quanto riguarda l’export.

La domanda interna risulta in crescita per oltre due imprese su cinque (41,1%), è ritenuta stabile per il 40,5% mentre in rallentamento per il 18,4%.

Le esportazioni aumentano per oltre un terzo del campione (36,9%), si mantengono sui livelli di luglio per il 47,7% mentre diminuiscono per il 15,4%.

ATTIVITA’ PRODUTTIVA

L’indicatore associato all’attività produttiva delle imprese di Lecco, Sondrio e Como mostra dinamiche coerenti con quanto esaminato per la domanda, con indicazioni di aumento che risultano più diffuse rispetto a quelle che esprimono, invece, una riduzione. Nel dettaglio, il 46,8% delle aziende segnala livelli produttivi in conservazione rispetto a luglio, il 38% evidenzia un’espansione e il restante 15,2% un rallentamento.

Il tasso di impiego medio degli impianti produttivi si attesta in settembre a quota 77,4%, sostanzialmente in linea con quanto esaminato per il primo semestre dell’anno (79,3%) ma al di sopra di quanto registrato nella precedente edizione dell’Osservatorio congiunturale rapido (69,9% a marzo 2021).

Sono individuabili alcune differenze all’interno del campione riguardo alla capacità produttiva utilizzata: le realtà al di sopra dei 50 occupati (80,8%) indicano un maggior impiego rispetto alle imprese più piccole (75,2%), mentre, nel caso dei settori merceologici di attività, il tasso cresce via via considerando nell’ordine le produzioni tessili (69,6%), quelle degli altri settori (78%) ed infine quelle metalmeccaniche (81,6%).

FATTURATO

Le vendite lecchesi, sondriesi e comasche evidenziano in settembre evoluzioni in linea con le performance registrate per gli ordini e la produzione e la situazione migliora sia a livello nazionale, sia per quanto riguarda l’estero.

Il fatturato domestico è considerato crescere per il 40,9% del campione, risulta stabile per 31,7% mentre rallenta per il 27,4%.

Le esportazioni invece aumentano per tre realtà su dieci (30,9%), sono stabili per il 45,6% e diminuiscono per il rimanente 23,5%.

Si continuano a rilevare criticità legate all’insolvenza e a ritardi dei pagamenti da parte dei clienti, tali fenomeni hanno interessato, in settembre, circa una realtà su tre (30,1%).

MATERIE PRIME

Le problematiche inerenti all’approvvigionamento delle materie prime, rilevate negli Osservatori congiunturali già a partire dagli ultimi mesi del 2020 e ribadite nel corso della prima metà del 2021, hanno continuano a penalizzare le aziende di Lecco, Sondrio e Como anche a settembre.

Nel corso del mese, infatti, oltre nove realtà su dieci (92,5%) hanno dovuto far fronte ad incrementi dei listini di acquisto delle commodities e gli apprezzamenti registrati hanno determinato un impatto significativo sui costi di produzione per il 94,7% delle imprese.

Tali dinamiche hanno costretto il 12,5% delle imprese ad aumentare i propri dei prezzi di vendita, circa una realtà su cinque (19,4%) a ridurre i margini di profitto e il 68,1% ad attuare entrambe le azioni.

Oltre all’aumento dei costi le aziende lecchesi, sondriesi e comasche hanno confermato l’esistenza di ulteriori criticità: l’81,9% del campione ha segnalato un’estensione delle tempistiche necessarie ad ottenere le materie prime, il 56,2% ha comunicato una diminuzione delle quantità effettivamente consegnate rispetto a quelle richieste mentre il 12,7% ha registrato un peggioramento della qualità delle forniture ricevute.

RAPPORTI CON GLI ISTITUTI DI CREDITO E LIQUIDITA’

Il mese di settembre risulta caratterizzato da un quadro di sostanziale stabilità sul versante dei rapporti tra le imprese dei tre territorie gli Istituti di credito.

Esaminando infatti i pareri qualitativi espressi riguardo l’andamento delle condizioni non si evidenziano variazioni rispetto a luglio per oltre nove realtà su dieci (91,3%), si riscontra un miglioramento per il 1,9% delle aziende e un peggioramento per il rimanente 6,8%.

Con riferimento alla liquidità aziendale, oltre due realtà su cinque (41,5%) indicano un quadro nella norma, il 37,8% segnala soddisfazione mentre il rimanente 20,7% ritiene la propria situazione migliorabile.

OCCUPAZIONE

Il generale miglioramento degli indicatori associati a domanda, attività produttiva e fatturato sono in parte rilevabili anche sul fronte dell’occupazione delle aziende lecchesi, sondriesi e comasche.

A fianco del prevalente giudizio di stabilità, comunicato da oltre sette realtà su dieci (72%), le indicazioni di aumento (17,7%) dei livelli occupazionali risultano più diffuse rispetto a quelle di contrazione (10,3%).

In settembre circa una realtà su cinque (18,6%) tra quelle aderenti all’Osservatorio ha segnalato di aver fatto ricorso agli ammortizzatori sociali.

Le previsioni formulate riguardo l’andamento dell’occupazione nei mesi finali dell’anno si mantengono improntate ad una generale stabilità (71,6%); è tuttavia nuovamente riscontrabile una prevalenza di ipotesi di espansione dei livelli (19,1%) rispetto alle attese di diminuzione (9,3%).

LE PREVISIONI

Le previsioni espresse dalle aziende dei tre territori in merito all’evoluzione del business nelle prossime settimane risultano principalmente improntate al mantenimento, così come segnalato da circa tre realtà su cinque (57,6%); in caso di variazione prevale però l’ipotesi di miglioramento (31%) rispetto a quella di peggioramento (11,4%).

Con riferimento all’orizzonte temporale di visibilità sugli ordini, un’impresa su tre (32,7%) comunica portafogli sufficienti a coprire poche settimane di attività, il 45,3% indica un orizzonte temporale di pianificazione di qualche mese mentre il restante 22% livelli di domanda sufficienti per oltre un trimestre.