• 02/12/2022

Dal Politecnico gli ingegneri del food&beverage: innovazioni tecnologiche e tradizioni produttive

 Dal Politecnico gli ingegneri del food&beverage: innovazioni tecnologiche e tradizioni produttive

Luigi De Nardo

Un innovativo percorso di studi per formare professionisti in grado di operare lungo l’intera filiera della produzione, distribuzione e gestione dell’industria alimentare

Con solide basi ingegneristiche, una chiara impostazione interdisciplinare e una visione strategica di sistema: il nuovo corso di laurea magistrale in Food Engineering del Politecnico di Milano è un unicum nel suo genere e mira a fornire agli studenti tutti gli strumenti per affrontare le complesse sfide del settore food and beverage, dallo sviluppo di tecnologie per la trasformazione alimentare alla qualità e certificazione dei prodotti, fino ad arrivare alla sicurezza alimentare e alla progettazione di processi sostenibili per l’industria. Riservando un’attenzione particolare al tema delle transizioni gemelle (digitale e verde), coniugate con la dimensione valoriale del prodotto alimentare

Il corso, interamente in lingua inglese, ha preso il via dall’anno accademico 2019-2020, con un numero chiuso fissato a 70 partecipanti per anno accademico, saturato sin dall’esordio con anche una buona quota di studenti stranieri (attualmente oltre il 20%).

Lombardia Economy ha intervistato Luigi De Nardo, coordinatore e insegnante del percorso di studi, che ne ha rivelato prima di tutto la genesi: “Nel 2015 Il Politecnico di Milano ha raccolto la sfida lanciata dalla Carta di Milano, principale lasciato di Expo 2015, mettendo a sistema le competenze interne in ambito agro-alimentare. Da un lungo e proficuo confronto con il tessuto produttivo nazionale e dall’analisi delle maggiori tendenze internazionali è emersa la visione strategica di sviluppare e formare una nuova cultura dell’industria alimentare con un forte accento sulla sostenibilità.

L’industria alimentare, seconda per Pil, rappresenta un asset strategico per il Paese, spesso trascurato: formare una nuova generazione di ingegneri che sappiamo coniugare innovazione tecnologica e tradizioni produttive è l’impegno che abbiamo assunto e che quotidianamente sviluppiamo”.

PoliMi collabora sul progetto formativo con diversi grandi nomi del settore food (Esselunga, Goglio, Granarolo, Nestlé, Number1, Unilever Italia, Unitec) ma si confronta anche con diversi altri stakeholder, tra cui associazioni di categoria, Pmi e piccoli imprenditori.

Possono accedere al corso di laurea, spiega De Nardo, studenti con una laurea triennale ingegneristica di area industriale, ma non solo: «colmando alcune conoscenze di base attraverso degli esami ingegneristici addizionali, possono immatricolarsi anche studenti di altra provenienza (per esempio tecnologi alimentari)».

Il percorso, si diceva, è solo al suo terzo anno dall’apertura, ma i riscontri sulla condizione occupazionale dei laureati sono più che positivi. «Tra i primi laureati che abbiamo avuto tra luglio e dicembre 2021 – spiega il coordinatore – abbiamo un tasso pieno di occupazione. La nostra preoccupazione non è che i nostri alumni trovino lavoro, ma che possano portare il loro potenziale nei contesti in cui questo può trasformarsi in valore, per loro e per la Società».

I futuri Food Engineers si formano attraverso un ricco itinerario che prevede lezioni teoriche ma anche esperienze sul campo, seminari, stage, tesi in azienda. «Il nostro sforzo – afferma De Nardo – è tutto teso a dare gli strumenti tecnici ma anche a comprendere come applicarli in contesti reali e, non da ultimo, l’importanza e il valore del lavoro di squadra. I nostri ragazzi, come tutti noi, hanno attraversato due anni molto difficili: la loro capacità di essere resilienti è legata anche al fatto che parte della formazione è stata incentrata sul lavoro in gruppo e sullo sviluppo di competenze soft. Circa il 20% della formazione li ha visti misurarsi con casi studio, stage e/o tesi in azienda, svolti con tutor aziendali. In fondo, il settore alimentare è un emblema del learning by doing e tutto il Politecnico di Milano ha costruito una progettualità di lungo e largo respiro in tale direzione, consapevoli che si impara facendo, ma se lo si fa insieme lo si fa meglio».

Il settore agrifood è sempre più strategico, per la Lombardia e per il Paese. In questo ambito, secondo De Nardo, le nuove professionalità emergenti «sono molte e difficili da elencare. Sicuramente tutte richiedono competenze avanzante che sappiano applicare solide basi ingegneristiche a problemi e sfide complesse, che vanno dalla gestione in sicurezza e qualità dei processi fino alla trasformazione verso l’industria 4.0». In generale, il tessuto produttivo necessita di “figure trasversali, per le quali notiamo un buco formativo nel nostro paese e riguardo alle quali il nostro ateneo ha deciso di potenziare la formazione di secondo livello”. Per esempio, «quelle legate ai temi della mobilità (di persone e merci), del management della sostenibilità o dell’ingegneria del quantum computing».

Per approfondimenti:

link al corso di laurea in Food Engineering

https://www.polimi.it/?id=6502&anno=2021&campus=&scuola=&corso=498

Irene Canziani

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