• 13/06/2024

Dal San Gerardo nuovo trattamento “salva neuroni”

 Dal San Gerardo nuovo trattamento “salva neuroni”

Ospedale San Gerardo – Monza

Salvare i neuroni grazie ad un gas dopo un arresto cardiaco: Irccs di Monza ammesso allo studio

Nuovo traguardo per la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori: è la seconda struttura in Italia, dopo il Policlinico di Milano, ad aver raggiunto i rigidi standard di idoneità per partecipare allo studio CPAr (Cardiopulmonary Resuscitation con Argon), promosso dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano e basato su dati già disponibili nei modelli animali. Attualmente è in corso, presso il reparto di Terapia Intensiva Cardiochirurgica del nosocomio monzese, con 3 pazienti già arruolati nel primo mese di operatività.

Lo studio potrebbe cambiare radicalmente le prospettive di cura nelle persone colpite da arresto cardiaco: l’uso dell’Argon, un gas presente naturalmente nell’atmosfera (costituisce l’1% circa dell’aria che respiriamo), su tali paziente permetterebbe di avere un effetto protettivo sul sistema nervoso: in pratica consentirebbe di preservare i neuroni, contenendo i danni neurologici e migliorando il recupero a distanza.

Se il cuore smette improvvisamente di funzionare infatti, si blocca anche l’afflusso di sangue verso tutti gli organi e di conseguenza viene a mancare l’ossigeno al sistema nervoso centrale. I neuroni risentono quasi immediatamente della mancanza di ossigeno e cominciano a “morire” causando danni cerebrali spesso irreversibili. Ogni anno, in Italia si registrano circa 60.000 casi di arresto cardiaco, numeri che generano un importante impatto sulla popolazione e sul sistema sanitario: solo l’8% di questi pazienti sopravvive, oggi, senza riportare danni neurologici gravi o disabilità.

Lo studio CPAr, nelle diverse fasi, si occuperà di verificare sicurezza ed efficacia del trattamento con l’Argon. Nello specifico, nella parte di Fase I valuterà il profilo di sicurezza e, in quella successiva di Fase II, la fattibilità e l’efficacia della somministrazione del gas ai pazienti rianimati da arresto cardiaco.

Questo importante risultato è stato possibile grazie ad una stretta collaborazione tra la Struttura complessa di Anestesia e Rianimazione, diretta dal prof. Giuseppe Foti, docente di Anestesiologia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca e il Centro di Ricerca di Fase 1, diretto dalla prof.ssa Marina Cazzaniga, docente di Oncologia Medica presso il medesimo ateneo.

“Quando abbiamo pensato sette anni fa a questo centro di Ricerca, abbiamo fortemente voluto la possibilità di creare una Struttura certificata in AIFA che comprendesse tutti i livelli di intensità di cura, per poter offrire terapie innovative, non solo ai pazienti oncoematologici, come accade nella maggior parte dei Centri italiani, ma a tutti i pazienti. Gli standard di sicurezza e monitoraggio in uno studio di Fase 1 eccedono di gran lunga quelli previsti nella normale pratica clinica”, ha affermato la la prof.ssa Cazzaniga.

“I pazienti che partecipano agli studi di Fase 1 sono soggetti infatti a molti più controlli, per il monitoraggio di effetti collaterali anche minimi. Il Centro di Fase 1 a oggi ha avviato 14 studi in diverse discipline, arruolando oltre 100 soggetti e rappresenta un’importante possibilità per molti pazienti affetti da varie patologie di accedere a farmaci assolutamente innovativi. Una scommessa sicuramente vinta, la cui importanza oggi è ancora più strategica nell’ambito del nuovo IRCCS”, ha aggiunto.

“Il traguardo è ancora più importante se si pensa che quello in corso rappresenta uno dei pochissimi studi in Fase 1 svolti in Terapia Intensiva, dove il contesto di emergenza-urgenza crea condizioni molto difficili per la realizzazione di progetti di questo tipo, che per lo più si realizzano in modo programmato. In questo caso la programmazione non è ovviamente possibile ma l’organizzazione nel suo insieme ha permesso di raggiungere gli standard necessari anche in queste situazioni estreme” ha osservato il prof. Foti.

L’uso di Argon nei pazienti in arresto cardiaco

L’Argon (dal greco ‘argos’ che significa pigro) è un gas inerte, abbondante in natura e particolarmente economico da utilizzare. L’ipotesi di utilizzare l’Argon, in ambito sanitario, per trattare i pazienti in arresto cardiaco è oggetto di studi scientifici dal 2012. Come riportato dal sito del Policlinico di Milano, è nata grazie a Giuseppe Ristagno, anestesista del Dipartimento di Anestesia-Rianimazione ed Emergenza Urgenza, diretto da Antonio Pesenti, in collaborazione con l’Istituto Mario Negri. Ristagno ha sviluppato le prime intuizioni sull’Argon insieme a Silvio Garattini e a Roberto Latini dell’Istituto Mario Negri. Sono quindi state avviate le sperimentazioni sugli animali, con diversi risultati molto promettenti. Dopo 10 anni di ricerca scientifica, è stato possibile iniziare la sperimentazione sull’uomo.

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Beatrice Elerdini

Giornalista, SEO Copywriter, Autrice tv e web e consulente di comunicazione

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