• 03/12/2022

Deesup la nuova vita del design

 Deesup la nuova vita del design

Il second hand nel design, veicolato dal digitale. Una sfida in continua evoluzione che ha spinto un marketplace ad osare la vendita di alcuni pezzi d’arredo firmati, ma usati. Ne parliamo con Valentina Cerolini ceo e co-founder di Deesup, mentre la sua Circular Gallery, con una selezione di prodotti iconici del design, ruba la scena nel distretto di Brera dello scorso FuoriSalone 2022

 

L’idea abbina sostenibilità, riciclo e attenzione al design. Sicuramente attuali, ma qual è il valore aggiunto del vostro progetto?

«Noi vediamo la sostenibilità come una grande opportunità per il mondo dell’arredamento, che grazie a Deesup può diventare più “democratico”. Le icone di design, a partire da quelle storiche, hanno infatti la prerogativa di durare nel tempo mantenendo quel valore intrinseco di design e pregio. Ci troviamo nella patria del made in Italy dove la manifattura e la creatività fanno da padroni, ma dal punto di vista etico c’è bisogno di un cambio di rotta nella mentalità del sistema, che in certi casi è ancora molto tradizionale. Quello che con Deesup abbiamo, ormai, constatato è l’esistenza di un pubblico sempre più ampio che richiede l’applicazione di nuovi modelli più responsabili e innovativi, perché si va sempre più verso la produzione-uso-riuso per evitare lo smaltimento e valorizzare ciò che invece può durare nel tempo. Il valore aggiunto del progetto risiede nell’abilitare, in modo strutturato, il riuso del design autentico».

Quali sono i numeri di un settore così in espansione e che vi hanno convinto a fondare il progetto Deesup?

«Nel 2021 quasi 23 milioni di italiani hanno scelto di comprare o vendere nel second-hand, un mercato che nel nostro paese vale 24 miliardi di euro. Nello specifico il segmento luxury dell’arredo a livello globale è stimato valere circa 10 miliardi di euro con una prospettiva di crescita fino a 16 miliardi entro il 2025. Facendo un semplice paragone rispetto alla crescita del comparto del “nuovo” possiamo constatare che quella dell’usato è di 4 volte maggiore. Lo studio di questo mercato ha messo in evidenza un trend in crescita ancora poco esplorato».

Come è cambiata la sensibilità sulla scelta di interiors particolari, come le icone del design, negli ultimi tempi e perché?

«La necessità, seguita dalla scoperta di metodi semplici e sicuri, ha portato a un cambiamento importante delle abitudini di acquisto e di vendita anche nel settore arredamento di alta gamma. La maggiore familiarità con il web ma anche l’opportunità di esplorare canali e modelli alternativi ha fatto cogliere nuove opportunità. Non solo, l’esperienza vissuta della pandemia ha portato una grande sensibilizzazione verso il tema della sostenibilità, guidando verso scelte di consumo più responsabili e responsabilizzando tutti a fare la propria parte valorizzando anche la casa che è diventata il “place to be”. Nuovi interiors hanno iniziato a popolare gli ambienti domestici conferendo quindi esclusività e differenziazione: è nato un trend».

Quale potenziale è ancora piuttosto inesplorato e ricco di opportunità di sviluppo nel design, secondo voi?

«Nella nostra esperienza reputiamo che una delle opportunità che risultano ancora inesplorate sia quella per i brand produttori che, come sta accadendo nel settore del fashion, possono ampliare il proprio modello abbracciando il riuso e favorendo l’economia circolare. Nello specifico, l’opportunità riguarda l’ampliamento della propria audience verso un pubblico nuovo e valorizzare il proprio impegno verso la sostenibilità, aspetto ormai imprescindibile anche per i grandi marchi».

L’approccio digitale al design come può evolversi ulteriormente in futuro, nella vostra vision?

«L’evoluzione è già in essere, l’acquisto online di arredi di lusso è diventata una modalità di acquisto diffusa, ma questo per creare un vero impatto non basta. Nella nostra vision im maginiamo esperienze più immersive con l’utilizzo delle ultime tecnologie digitali e l’adozione della blockchain, strumento abilitante per favorire l’autenticazione».

Antonella Tereo

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