• 20/10/2021

Gruppo Gabel, manifatturieri dal modello “circolare”

 Gruppo Gabel, manifatturieri dal modello “circolare”

Michele Moltrasio, amministratore delegato Gruppo Gabel

Pioniere della sostenibilità, ha basato su un circuito virtuoso un modello oggi così attuale, dove non manca il rispetto dal lavoro
L’azienda di Rovellasca (CO) che racchiude i brand Gabel1957 e Somma 1867, Pretti e VallesusaCasa ha un fatturato che supera i 50 milioni di euro, 341 dipendenti (dopo gli ultimi tirocinanti entrati proprio nel periodo più recente, tutti a contratti stabili) e più di 40 punti vendita diretti sul territorio nazionale. Quello che l’ha resa una pioniera del settore e non solo è però, soprattutto, l’attenzione alla sostenibilità.
L’energia da risorse rinnovabili già dal 1983 e la scelta di essere tra le prime realtà a inserire i depuratori d’acqua – quando ancora non erano obbligatori per legge – lo dimostrano. La realtà imprenditoriale del comasco, dopo qualche anno, ha fondato il suo operato sull’economia circolare e sull’utilizzo di filati sostenibili certificati GOTS (Global Organic Textile Standards), nati da componenti naturali (cotone, lana, kapok e lattice) o rigenerati (come la piuma e il poliestere, con certificazione Grs) come ci racconta l’amministratore delegato del Gruppo Gabel, Michele Moltrasio.
Da anni, la vostra è una economia circolare e per una moda etica.

“Sì, questo modello è iniziato da noi sin dagli anni Novanta con una prima certificazione, seppur in quel primo iter era complicato mantenerla avendo cambiato i macchinari nel tempo per aggiornare la produzione. Oggi, si cerca di arricchirla e ci siamo resi conto che per il pubblico che il nostro, colto e capace di capire la distinzione tra chi produce un certo tipo di prodotti e chi è in grado di produrli direttamente in casa, è un cliente esigente che sceglie il nostro prodotto e ci costringe ad essere coerenti con quello che diciamo. Da 5 anni ormai, abbiamo iniziato un percorso di miglioramento continuo, mai interrotto che ci porta in tutti i processi a scegliere soluzioni coerenti con la vicinanza col in territorio, attenzione al sociale che vuol dire rispetto dei lavoratori, delle condizioni di lavoro, non attraverso cooperative ma con dipendenti. Economia circolare deve essere un modo per rendere l’azienda più efficiente, credendo davvero nelle famose R [Reduce, Reuse, Rethink, Recycle… n.d.r] ma anche di creare un gruppo di lavoro che si occupi di questo”.

Produzione senza delocalizzazione. Una sfida che voi dimostrate possibile nel settore dei tessili: come è stata realizzata nel tempo?

“Nel nostro caso, siamo nati quando altri esistevano, i fondatori della nostra azienda era di cercare di essere competitivi sul prezzo o sulla qualità. La scelta è stata quella di privilegiare un marchio superiore, contraddistinto da un rapporto qualità /prezzo superiore dei concorrenti. Allora, mentre gli altri chiudevano cedendo a logiche diverse, noi ci organizzavamo in quello che è diventato un altro processo circolare: se sei produttivo devi aggiornare le macchine per continuare ad essere efficiente e garantire la produzione anche se i costi fra infrastrutture e materiali aumentano. È una sfida, ma è stata costruita così sin dall’inizio. Oggi è una scelta obbligata, perché l’ammortamento della tecnologia è almeno decennale, quindi fai una scelta pensando ad un futuro lungo e non a breve termine, scegli di essere produttore e non importatore come fanno molti altri. E farlo secondo le regole italiane o europee che sono le più stringenti, nel rispetto dell’ambiente e delle politiche sociali, ti spinge allora anche ad una certificazione – fatta da esterni – che è anche un impegno sociale, nel rispetto dei fornitori, dei dipendenti, senza discriminazioni di alcun tipo. Sono tutte scelte che sembrano lontane dal contesto produttivo ma in fondo fanno parte di una linea unica”.

Ci sono dei mercati particolari da cui si attende una crescita da ora?

“Quello che è cambiato negli ultimi anni è il mercato tailor made, ovvero per uso alberghiero, residenziale o anche yachting. I segnali da quei settori sono molto importanti e di livello molto alto. Forse anche perché siamo gli unici produttori veri che potrebbero assicurare l’approvvigionamento ora, poiché la maggior parte sono brand che fanno produrre da altri non essendo manifatturieri. I riscontri sono positivi, quelli sono settori che a mio avviso hanno un potenziale di sviluppo molto forte. Dal punto di vista territoriale, fra i maggiori i mercati direi Stati Uniti. Seppur colpiti non hanno mai smesso di lavorare e noi con loro, finché potevamo, anche nei tempi più duri. Altro mercato che credo sia in ascesa è quello dagli Emirati Arabi”.

Ora cosa bolle in pentola?

“Dopo un 2020 nel quale abbiamo concentrato gran parte degli investimenti previsti nel piano industriale 2019/2023, sia in area industriale (parco macchine di Buglio) che nella distribuzione (con nuove aperture e adeguamento al nuovo concept dei negozi esistenti), il 2021 ci ha visto proseguire su questa strada, con l’acquisto di una importante macchina di finissaggio (tumbler) per la tinto stamperia di Rovellasca, sempre nell’ottica di un costante e convinto percorso di continuo innalzamento qualitativo, nonché con 3 nuove aperture, di cui due, importantissime anche per le location scelte, nel mese di Ottobre, che riguardano Corso Garibaldi a Milano e la Reggia di Caserta con Mc Arthur Glenn. A questo si aggiunge un investimento importante in comunicazione, visto che affiancheremo alla carta stampata e al web il ritorno, dopo diversi anni, sulle reti Mediaset in prime time, con un testimonial di primissimo piano come Gerry Scotti. Riteniamo che, in questo momento, il mezzo televisivo sia tra i più adeguati a illustrare i nostri valori etici, il nostro percorso verso la vera sostenibilità (ambientale, economica e sociale) e il nostro modello di business, unico nel settore, che è quello della manifattura italiana, che si contrappone a importatori e convertes”.

Antonella Tereo