• 25/10/2021

Hotel, segnali positivi per laghi e città

 Hotel, segnali positivi per laghi e città

La stagione su cui tutti gli operatori turistici scommettono per la ripresa è ormai iniziata.
Nella regione che offre laghi, monti e città di richiamo culturale internazionale, si è rinnovata l’offerta alberghiera rivolta, in special modo, al mercato domestico in primis. Qualche segnale dall’estero si comincia ad avvertire, specie quello che si attende dagli Usa, complice anche un prossimo protocollo sanitario che sembra favorire i flussi in arrivo. Dopo un periodo che ha visto la possibilità di restyling strutturali degli hotel e un ampliamento in molti casi dell’offerta di servizi, «l’andamento delle prenotazioni è in forte crescita, soprattutto per richieste provenienti dai mercati domestici e corto raggio», ci confida Alessio Colavecchio, general manager di Hilton Como Lake Hotel, che ha recentemente ideato soluzioni esclusive e, riservate sulla terrazza panoramica fronte lago. «E per l’estate abbiamo prenotazioni dai paesi Europei e nell’ultima parte, dagli Stati Uniti».

 Un’analisi dei primi flussi segnala poi non solo una tendenza sulla clientela leisure, ma anche individuale. «Al momento le aspettative sono positive, l’aumento delle prenotazioni è già una realtà – conclude Colavecchio – e ci aspettiamo di chiudere la stagione con un bilancio positivo, così come è avvenuto l’anno scorso». 

Cristina Zucchi, general manager di Lario Hotels, gruppo che sulla destinazione conta ben quattro strutture da tre a cinque stelle lusso, ci fa un quadro cauto e più a lungo termine: «Numeri più interessanti si vedono a partire da agosto in avanti – ci dice – tenendo però presente che poi da novembre a marzo il lago non è particolarmente attrattivo per il mercato leisure e quindi, di nuovo, con percentuali di occupazione molto basse». Un segnale che però riguarda alcuni segmenti, mentre su altri si fanno previsioni che destagionalizzano. «Ci attendiamo una clientela prettamente leisure – conclude Zucchi – e da settembre in avanti una modesta percentuale di corporate». 

E su Milano? La capitale economica dà qualche segnale importante, in attesa di tornare ai periodi pre-pandemici con più convinzione. Ma, almeno in parte, non sembra debba essere tutto rimandato. «Siamo cautamente soddisfatti – ci racconta Luca Finardi, general manager Mandarin Oriental Milan -. La maggior parte dei nostri ospiti è europea, con una buona fetta di italiani. Iniziamo a vedere ospiti provenienti da Paesi extra-Schengen, come Cis e Medio Oriente, in attesa dei veri grandi flussi americani d’un tempo».

 La permanenza media nell’urban hotel del Gruppo di Hong Kong è al momento di 2,5 notti, in aumento grazie al fatto che le persone riescono a lavorare anche da remoto e quindi permanere di più durante i loro viaggi. «Le prenotazioni sono per lo più last minute per ospiti che scelgono Milano anche come tappa per tour nelle città d’arte – conclude Finardi – e come punto di partenza per poi raggiungere altri luoghi di villeggiatura»

Ma su un dato in particolare cade l’attenzione: c’è grande preoccupazione per gli ospiti orientali, notoriamente alto spendenti. A causa delle restrizioni in atto nei loro Paesi, in generale, il loro arrivo non è infatti previsto prima del 2022.

Antonella Tereo