• 04/12/2022

Ibm, accelerazione tecnologica e trasformazione digitale

 Ibm, accelerazione tecnologica e trasformazione digitale

Stefano Rebattoni davanti la sede di Ibm Italia

Intervista a Stefano Rebattoni, amministratore delegato di Ibm Italia dal gennaio 2021

Accompagnare imprese e pubbliche amministrazioni nella trasformazione in atto. E’ la mission che si pone Stefano Rebattoni, Ad di Ibm Italia, membro del gruppo Meccatronica di Assolombarda e del consiglio di presidenza di Confindustria digitale.

Rebattoni, la pandemia ha impresso una forte accelerazione digitale al Paese. Un abbrivio che, se supportato a tutti i livelli, può agevolare le transizioni del Pnrr e avviare una crescita economica stabile?

«Me lo auguro come manager e come cittadino. La pandemia ci ha fatto comprendere meglio che tecnologia e capitale umano adeguatamente formato giocano un ruolo importantissimo nel rendere il Paese più resiliente e capace di intraprendere una crescita economica e sociale duratura e sostenibile. In 15 mesi abbiamo assistito a un’accelerazione senza precedenti sul fronte della digitalizzazione: cloud ibrido, intelligenza artificiale e nuove competenze professionali. Le risorse economiche messe a disposizione dal Pnrr offrono inoltrre un’opportunità unica e irripetibile. Un’occasione per ripensare il Paese che non può andare sprecata».

L’Italia può uscire migliorata dalla crisi e guadagnare posizioni di rilievo nello scenario internazionale?

«Rispondo con alcuni dati che possono connotare i fronti su cui Ibm è impegnata e il potenziale che l’Italia può cogliere: in un contesto di piena adozione del cloud computing, che fungerebbe da tecnologia abilitante per realizzare una trasformazione digitale del sistema produttivo italiano, alcuni studi stimano benefici per il fatturato delle imprese del nostro Paese fino a 620 miliardi di euro, oltre la metà per le pmi, ossatura del nostro sistema economico, e fino a un +1% di Pil oltre quello stimolato dal Pnrr. Anche sul versante della pubblica amministrazione i vantaggi di una piena adozione del cloud computing sarebbero sensibili: oltre un miliardo di risparmi l’anno, derivanti da minori spese e dalla maggiore produttività del personale. Abbiamo anche elaborato un documento di proposte per il Pnrr dal titolo “Per un Paese pronto al futuro”, di fatto la sintesi del nostro impegno».

Qual è la priorità d’intervento?

«E’ rappresentata dal ripensamento dei processi interni alle imprese, quelli alla base di una logistica e supply chain intelligente, per esempio. Non a caso, la crisi dell’approvvigionamento delle materie prime rischia di “strozzare” la ripresa economica in atto. Non basta più – per fare un esempio – usare l’intelligenza artificiale per gestire i customer care, serve infondere questa potenza di calcolo e analisi nelle operazioni dedicate ai processi aziendali più importanti».

Il tema del cloud è anche all’attenzione dell’agenda di Governo: qual è il ruolo di Ibm?

«Il Presidente del Consiglio è impegnato nella concertazione di un piano senza eguali, che pone al centro della sua riuscita la transizione digitale e quella ecologica. Ebbene, in un contesto di sinergia tra pubblico e privati il nostro cloud tutela cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Questo significa che come Ibm non solo siamo pronti a sostenere la ripresa, ma abbiamo anche tutti i requisiti per accompagnare imprese e pubblico nel raggiungimento di una trasformazione digitale efficace ed efficiente. Se l’Italia saprà cogliere le opportunità che ha di fronte, affrontare e vincere le sfide dei prossimi mesi, uscirà dalla pandemia come protagonista nello scenario internazionale».

Quali sono stati gli investimenti sull’Italia?

«Ibm è stata la prima società di tecnologia a investire 50 milioni di dollari per un Cloud Data Center alle porte di Milano, che consta di 11mila server: era il 16 giugno 2015 e, allora, parlare di alti standard di sicurezza, intelligenza artificiale e assunzione di 400 neolaureati in materie Stem suonava visionario. Da allora non ci siamo mai fermati – Ibm Studios Milano, Competence Center a Rieti, ecc. – agendo in una logica inclusiva e aperta, che permettesse di allargare il campo d’azione anche allo sviluppo dei territori e alla valorizzazione delle diversità. Con grande attenzione alla formazione, portando a fattor comune la spinta propulsiva che il digitale può fornire all’intera economia».

Questi investimenti vi hanno premiato?

«I fatti hanno dato ragione al progetto che oggi è capace di dare supporto all’accelerazione e alla trasformazione tecnologica di tutti i settori industriali e, all’interno di essi, di realtà capofila quali Fincantieri, Prysmian, Eni, Autostrade, Confindustria, Groupama, Borsa Italiana, Sea, Gruppo 24 Ore, Ferrovie dello Stato, Mondadori, Cnh Industrial, Poste Italiane, Vodafone, Università Ca’ Foscari e Padova e tanti altri ancora. Senza dimenticare i principali istituti bancari, per i quali Ibm fornisce supporto nella gestione delle operazioni It più critiche, e le piccole e medie imprese, a cui l’azienda si affianca per l’impiego di cloud computing, intelligenza artificiale, internet delle cose e blockchain».

E per il futuro?

«Siamo pronti per accompagnare i nostri interlocutori nella trasformazione in corso. La nostra mission è sempre stata e sempre sarà quella di servire al meglio le aziende italiane e la pubblica amministrazione».

 Scheda Stefano Rebattoni https://it.newsroom.ibm.com/stefano-rebattoni

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