• 25/02/2024

Italian Tech Alliance

 Italian Tech Alliance

Giuseppe Donvito Italian Tech Alliance

Italian Tech Alliance guarda al futuro di chi investe

Una realtà che conta 250 associati per un asset under management superiore ai cinque miliardi di euro. Questi i numeri che caratterizzano Italian Tech Alliance oggi, a soli tre anni dalla sua fondazione

È l’associazione italiana che associa chi innova per il futuro e chi vi investe. Tra gli attori di un ecosistema sicuramente in fermento ci sono start up e scale up (circa 150) e una gamma di una settantina di investitori di vario calibro. Una fucina di tecnologia a vari livelli e per vari ambiti che raccoglie e potenzia le proprie possibilità.

Il Presidente di Italian Tech Alliance, Giuseppe Donvito (nonché partner di venture capital P101), inquadra da subito le grandi potenzialità ed i progetti di sviluppo che si profilano per le aziende e le imprese socie. «Copriamo lo spettro della tecnologia come il mondo digitale, med tech, deep tech. È nata circa 3 anni fa e conta due obiettivi: far prosperare il tech in Italia e attrarre investitori istituzionali e non che possano investire in questo ambito». L’attività si sviluppa su quelle che possiamo considerare i due motori di ogni attività di questo ambito, ovvero la collocazione delle risorse raccolte nell’associazione sulla scena internazionale, sia con azioni “micro” ovvero con l’opportunità di creare un’interazione proficua e sinergica attraverso seminari, educational e networking tra gli addetti, sia l’attività di supporto e sviluppo anche e soprattutto con forse istituzionali. Già molto è stato introdotto con il rinnovo dello Startup Act ormai scritto da una decina d’anni e che ha visto un primo riassetto degli incentivi fiscali a sostegno delle neoimprese del tech italiano, oltre a supportare lo sviluppo di fondi sia pubblici che privati. Ma oggi occorre guardare più avanti. Nel panorama delle realtà italiane più innovative che fanno parte non solo dell’associazione ma che stanno creando queste opportunità d’incontro, il quadro dei tre macro settori cui anche l’associazione riconosce la distinzione – il digitale o l’information technology, il deep tech e il bio tech – danno la misura della strada che si sta tracciando.

Oltre ad una forza associativa globale, ci sono poi prerogative che spingono per tutte le imprese socie verso nuovi obiettivi e nuovi interconnessioni che chiedono anche il sostegno delle massime istituzioni.

«Ciascuno dei soci porta le proprie istanze – e una componente importante dei nostri soci partner (circa il 50%) ha sede in Lombardia – che poi vengono raccolte e sottoposte al Governo – specifica Donvito – abbiamo accolto le esigenze e le indicazioni di tutti gli aderenti per aprire molti tavoli in questi 3 anni. Oggi sono principalmente due gli obiettivi verso cui stiamo andando: la semplificazione del sistema burocratico e normativo della creazione d’impresa, favorendo sia chi vuol creare sia chi vi vuole investire, provando a incentivare anche un aspetto fiscale più agevole. Inoltre, cerchiamo di incentivare l’innesto di grossi investitori istituzionali pubblici, assicurazioni, fondazioni, banche e portarli a due tipologie di investimenti: diretto, sulle start up o indiretto, quando investono nei fondi». Anche alla luce di un mercato in grandissime forze c’è poi da chiedersi quale sia l’ordine di grandezza anche delle aspettative di crescita, nonché l’obiettivo stesso di Italian Tech Alliance nello scenario attuale e per questo 2023. «Direi tre obiettivi, anziché due – sintetizza il presidente dell’associazione – Premesso che nel 2022 sono stati investiti circa due miliardi di euro sulle start up del mondo tecnologico che è una cifra meno importante rispetto a quanto hanno fatto altri Paesi nel mondo, ma che negli ultimi due anni, grazie proprio a Italian Tech Alliance, è cresciuta tantissimo. Solo nel 2014 gli investimenti arrivavano a 80 milioni di euro e non oltre. L’obiettivo è sempre quello di far aumentare questa cifra, anche per colmare il gap con Francia e Germania, ad esempio, che invece hanno fatto del settore tech un punto di forza della loro economia. Ma anche semplificando ulteriormente l’apparato normativo e fiscale che riguarda il settore in Italia e, non ultimo, lavoreremo per continuare ad attrarre ulteriori investitori istituzionali quindi enti, casse di previdenza, fondi pensione, corporate, assicurazioni e altri ancora per investire nel mondo dei venture capital. L’ultimo sforzo – conclude Donvito – sarà quello di internazionalizzare ulteriormente l’ecosistema delle imprese che fanno innovazione, portando quindi più consapevolezza del settore tecnologico italiano all’estero, per portare così nuovi capitali d’investimento».

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Antonella Tereo

Giornalista specializzata in attualità, lifestyle e turismo

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