• 04/12/2022

Lievità, un passato lungimirante e un futuro da b-group

 Lievità, un passato lungimirante e un futuro da b-group

Una realtà nella ristorazione avviata a Milano nel 2015 e cresciuta negli anni è Lievità, brand sempre più presente sulla piazza

Ideato da Gianmaria D’Angelo e il fratello Andrea, insieme agli altri compagni di università quali soci fondatori (consulenti provenienti dal mondo della finanza come Giovanni Grossi e Lorenzo Santin), la società che ha coinvolto anche il mastro pizzaiolo Giorgio Caruso affronta, a suo modo, il momento difficile del comparto. Ma parte forte del successo del suo concept di vendita di pizza gourmet, coerentemente alla scelta di uno stile ed un target più alto, il tutto fondato su un modello di business decisamente innovativo.

Il team dei soci

La storia del progetto testimonia – tra vision e sostenibilità – gli ingredienti migliori che sul mercato oggi sostengono la piccola imprenditoria. Solo dopo un anno dal debutto del primo locale, arriva infatti il secondo e Lievità diventa, intanto, anche una pmi innovativa, sviluppando un applicativo interno per la gestione degli impasti, un sistema creato per dare linee guida uniformi ai suoi locali e che conferisce l’attestato rendendo l’impresa ancor più appetibile. Nel 2021, la scelta di una svolta che apre a nuovi scenari, segnalando l’interesse di forze esterne e persino trasversali (liberi professionisti, dipendenti provenienti dal settore finanziario, imprenditori del settore e non, ecc.) convinte a scommettere sul futuro della società proprio in tempi di incertezze. «Abbiamo dato un’ulteriore un’accelerata – commenta Gianmaria D’Angelo – con la scelta di aprire il capitale ad eventuali investitori, ma con un’opzione precisa come l’equity crowd founding, forse più utilizzata nelle pmi anglosassoni ma ideale a fronte della solidità e delle premesse del nostro progetto».

Gianmaria D’Angelo

Con 180 investitori [al momento della pubblicazione, n.d.r.] e con somme di diverso taglio, l’obiettivo di arrivare ad un capitale di un milione di euro per gettare le basi ad un’espansione di una decina di punti vendita è così raggiunto. Con una governance decisionale sostanzialmente mantenuta identica dai soci fondatori, la catena si espande ed il progetto cresce anche sotto una veste attualissima.

«Abbiamo deciso di seguire la strada della sostenibilità – ci dice D’Angelo – e da settembre 2021 infatti diventati società benefit. Ci sono stati impegni che riguardano temi diversi, dall’ambiente al sociale. Ad esempio, abbattendo il consumo della plastica nei nostri punti vendita, riducendo l’emissione di CO2, switchando tutte le forniture su operatori che garantissero energie provenienti da fonti rinnovabili e ora cominceremo anche a misurare anche le emissioni prodotte nei nostri locali, per compiere ulteriori azioni che compensino tali emissioni con progetti a latere, come riforestamento, o con progetti di sviluppo a favore di politiche sociali nel terzo mondo».

Tutto questo si pone un nuovo, ambizioso obiettivo: passare a diventare una Benefit Corporation certificata.
«Avrà certo dei parametri molto più stringenti e normati – continua il founder di Levita – con una rendicontazione diversa, anche relativa a progetti derivanti da ambiti ambientali e sociali, ma è una sfida che vorremmo affrontare dal 2023, visto che l’obiettivo per il 2022 è quello di diventare pienamente società benefit, lavorando bene in tal senso a più progetti possibili e ai fini di poter presentare a fine anno una relazione utile a diventare una B-Corp».

Dichiarando online sul proprio sito l’impegno di superare i 10 milioni di euro di ricavi nel 2024, le risorse dell’ex start up non mancano e non parliamo solo di quelle economiche, ma anche di quelle che il caro-energia nel settore ristorazione ha decisamente intaccato. Già, perché dopo tutto questo c’è da tornare alla realtà del comparto e del suo futuro. Ma la lungimiranza dei soci di Lievità paga e oggi, l’orizzonte, fa meno paura.

Gli ultimi due anni, come per tutti, sono stati una sfida nella sfida per Lievità, certo. Ma anche qui la resilienza dell’azienda ha predisposto un piano di gestione sui costi già in tempi non sospetti. «Per far fronte all’aumento delle materie prime, avevamo siglato alcuni accordi quadro con alcuni dei fornitori, per bloccare il pricing avendo ovviamente annusato la possibilità che ci fosse un aumento dei costi – confida D’Angelo – questo ci ha permesso – e ci permetterà, almeno fino alla fine del 2022 – di riuscire a non aumentare il costo della maggior parte dei nostri prodotti, né a mettere in discussione la politica finora adottata». Un piano B insomma che ora permette di buttare il cuore oltre l’ostacolo restando coerenti con la strada tracciata.

C’è da chiedersi quali siano allora le sfide maggiori, nel prossimo futuro, eppure non sono un problema anzi un’opportunità. «Abbiamo un piano che parte quest’anno e che prevede nuove aperture – risponde prontamente D’Angelo – tre quest’anno (di cui due on-going e la terza al di fuori di Milano) per consolidare il piano d’espansione sul capoluogo e cominciare ad affacciarci su altre città. È una scelta che è il vero banco di prova poi – ammette l’imprenditore – restando tendenzialmente comunque in Lombardia. Brescia, Bergamo e Varese sono infatti le prossime città target insieme a Monza e Como, consolidando il brand dunque già entro il 2023 e pensando solo dopo ad altri centri del Nord Italia, fra Torino, Venezia, Trento e Udine».

Per approfondimenti:

www.pizzeria-lievita.com

Antonella Tereo

Leggi anche