• 27/11/2021

L’utopia possibile di una società più giusta

 L’utopia possibile di una società più giusta

Con “Post economia” Francesco Maggio ci parla di sostenibilità, disuguaglianze, speculazioni finanziarie. E di nodi che vanno sciolti subito

«Tempo scaduto. E’ ora di cambiare. Adesso ci vuole coraggio. Adesso bisogna ricominciare da capo, ripartire da un foglio bianco e ripensare da cima a fondo l’economia».

Comincia così Post economia (Armando editore), il nuovo libro di Francesco Maggio, economista e giornalista che da molti anni insegna e scrive sui rapporti tra etica, economia e società civile.

A fare da filo rosso a tutto il libro è una duplice considerazione di fondo: che il sistema economico, per come oggi è congegnato, non sia più sostenibile da un punto di vista sociale (disuguaglianze), ambientale (disastri climatici), finanziario (speculazione) e la pandemia non ha fatto altro che accelerare una diffusa presa di coscienza che i nodi sono ormai arrivati al pettine e vanno improrogabilmente sciolti. Il secondo punto è che ben poco si potrà fare se prima non vengono messe in discussione tutta una serie di rendite di posizione che impediscono alle dinamiche economiche di cambiare. A cominciare da quelle di cui godono gli economisti, una categoria intellettuale molto influente, ascoltata, blandita ma, purtroppo, spesso incapace di comprendere la realtà, chiusa com’è nella sua torre d’avorio. Al punto che è stata coniata in proposito la definizione di “econocrazia”, volta a indicare un sistema in cui le prospettive e le raccomandazioni degli economisti hanno assunto una rilevanza sproporzionata rispetto all’effettivo stato delle loro conoscenze, con implicazioni negative sul funzionamento stesso della democrazia.

Ma per aspirare a una società più equa che rimetta al centro la persona l’autore ritiene vadano sfatati anche molti miti che ancora dominano il discorso economico. Come una certa “infallibilità” del Terzo settore, attraversato invece da una profonda crisi ideale malcelata da eccessi di autoreferenzialità. Oppure che il Sud sia “condannato” a inseguire sempre il Nord secondo i suoi paradigmi di crescita. O ancora che una buona economia possa prescindere da relazioni di fiducia che costituiscono invece le infrastrutture immateriali indispensabili per lo sviluppo.

Un’”operazione verità” che lo stesso autore riconosce impegnativa. Ma il sottotitolo del libro è altrettanto esplicito: l’utopia possibile di una società più giusta. Un’utopia, quindi, realizzabile. D’altronde, ricorda Maggio citando Oscar Wilde, «il progresso altro non è che il farsi storia delle utopie».

Francesco Maggio