• 29/06/2022

Museimpresa, da 20 anni la testimonianza dell’intraprendenza in evoluzione

 Museimpresa, da 20 anni la testimonianza dell’intraprendenza in evoluzione

Galleria Campari

Antonio Calabrò, presidente della rete di 109 musei e archivi aziendali, racconta la storia e lo sviluppo di questa realtà

Una memoria e una tradizione industriale che sono sapientemente custodite, valorizzate e comunicate per guardare al futuro in un’ottica di sviluppo sostenibile: con questo obiettivo nasce a Milano nel 2001 Museimpresa, l’associazione italiana archivi e musei d’impresa, con il supporto di Assolombarda e Confindustria. Sono passati esattamente 20 anni e l’impegno dei 109 soci e sostenitori istituzionali non è mai venuto meno per offrire una chiave di testimonianza unica e raccontare l’evoluzione sociale, economica e politica e una particolare storia d’Italia. Del futuro di questa rete, unica a livello europeo, parliamo con Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa.

Antonio Calabrò

Memoria come punto di partenza del rilancio: questo concetto negli anni come è stato vissuto e interpretato dalle aziende? E qual è stata la risposta del pubblico?

«Le due interpretazioni tendono a essere convergenti. Lavoriamo affinché il pubblico percepisca che la memoria custodita negli archivi è in movimento, è un dato dinamico, perché i contenuti dei nostri musei sono la testimonianza di una intraprendenza in evoluzione, perché raccontiamo che le imprese sono i luoghi della trasformazione e i loro prodotti e servizi sono la risposta alle esigenze di cambiamento. Per le imprese stesse i musei e gli archivi sono luoghi di ispirazione per riprendere vecchi prodotti (pensiamo alla ciclicità della moda) o per riscoprire vecchi gusti (la riscoperta dell’alimentazione di qualità), o per rivedere meccanismi di costruzione dei prodotti. E sono luoghi in cui si rafforza l’orgoglio di appartenenza a un’impresa».

La memoria si trasforma dunque in uno strumento di competitività?

«Certo. Il punto distintivo dei prodotti e dei servizi italiani è proprio quello di avere una forte identità storica e culturale. Il made in Italy, inteso in questo senso più ampio, rafforza il nostro valore competitivo sui mercati e protegge la nostra autenticità, perché potrai copiare tutto di un prodotto, ma non la sua storia».

Il percorso di accessibilità all’opera d’arte è molto cambiato. Il vostro progetto “Nel tempo di una storia”, realizzato con il fotografo Simone Bramante, è centrato sui temi del digitale e della partecipazione: farete altre iniziative simili nel 2022?

«Noi siamo soggetti d’impresa, abituati a muoverci secondo l’evoluzione del mercato e dei linguaggi. Per noi avere un rapporto istantaneo con l’evoluzione delle tecnologie è pane quotidiano. Quando siamo stati chiusi per la pandemia abbiamo rafforzato, laddove già attive, o messo in piedi ex novo, tutte le dimensioni digitali possibili di fruizione delle nostre opere e ci siamo resi conto che questo non ha frenato l’interesse, ma ha anzi dilatato il nostro pubblico. In Fondazione Pirelli, ad esempio, venivano mediamente 3.000 ragazzi delle scuole ogni anno. Grazie alle visite digitali questo numero si è moltiplicato e adesso sarà importante tenere insieme dimensione fisica e virtuale, per vedere un’opera a distanza, ma anche per prevederla e per rivederla».

Anche coinvolgere pubblici diversi in modo mirato è una sfida interessante per il mondo della cultura: con scuole e università amplierete i vostri rapporti? Ci sono progetti in essere?

«Insieme a Fondazione Dalmine, Archivio del cinema industriale e della comunicazione d’impresa, Fondazione Giuseppe Merlini, Società nazionale Debate Italia e Liuc – Università Cattaneo abbiamo promosso quest’anno il primo torneo nazionale di debate sulla cultura d’impresa, rivolto alle classi della scuola secondaria di II grado di tutta Italia, per diffondere la conoscenza della metodologia del debate e contribuire allo sviluppo di una percezione più matura e critica dei temi dell’impresa. Abbiamo offerto ai ragazzi la possibilità di preparare le proprie argomentazioni sulla base di materiali messi a disposizione da musei e archivi aziendali aderenti alla nostra rete ed è stato un successo, tanto che ripeteremo l’iniziativa».

 

Maria Comotti

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