• 20/10/2021

Pizzaut, il ristorante gestito da ragazzi autistici: un esempio di economia inclusiva

 Pizzaut, il ristorante gestito da ragazzi autistici: un esempio di economia inclusiva

Dal primo maggio è ufficialmente aperta e operativa, a Cassina de’ Pecchi, in provincia di Milano, la prima pizzeria d’Europa interamente gestita da ragazzi autistici. Il progetto Pizzaut nasce oltre un anno fa, dalla mente e dal cuore di Nico Acampora, educatore, assessore a Cernusco sul Naviglio e padre di un bambino affetto da autismo.

Attualmente in Italia sono oltre 600mila le persone con questa sindrome (un italiano ogni 100), quasi nessuna di loro ha un lavoro. «Avendo un figlio autistico, ho iniziato inevitabilmente a pensare al suo futuro e ho immediatamente compreso che non c’era tempo da perdere. Avrei dovuto lavorare sodo per offrire a lui e ad altri ragazzi Aut l’opportunità di diventare parte attiva della società con un impiego e uno stipendio, esattamente come i neurotipici», racconta Acampora a Lombardia Economy.

Un progetto unico e ambizioso, che ha dovuto però fare i conti con un evento del tutto inaspettato come la pandemia. L’impatto epocale del Covid-19 e delle conseguenti restrizioni volte al contenimento della diffusione del contagio, hanno fortemente ostacolato la realizzazione del progetto. Per diverse volte, nel corso del 2020, l’apertura è stata rinviata.

Un’attesa lunga un anno

Nella lunga attesa che ha visto scivolare via tutti i 365 giorni del 2020 e quasi la metà di quelli del 2021, Nico Acampora ha cercato costantemente di “tenere testa” alla pandemia, inaugurando anche un Truck Food (a cui poi se n’è aggiunto un altro), per consentire ai ragazzi Aut di continuare a lavorare e preparare le loro pizze gourmet, ad alto tasso di inclusione. Inizialmente sono stati ospiti di aziende del territorio, in occasione di pause pranzo speciali, poi le richieste hanno cominciato ad arrivare da altre città, altre regioni e persino da Oltreoceano qualcuno si è interessato a Pizzaut.

Intanto anche la speranza di inaugurare la pizzeria il 3 dicembre è svanita, a causa della seconda ondata. I ragazzi hanno continuato instancabili a sfornare pizze al di fuori del centro commerciale Carosello di Carugate, e poi fuori dagli ospedali San Gerardo di Monza e Niguarda di Milano, in segno di gratitudine verso il personale sanitario impegnato nella lotta al Coronavirus.

Poi lo stop definitivo per paura che i ragazzi, per lo più disabili al 100%, potessero ammalarsi. Un rischio che non poteva in nessun modo essere corso. La tregua è durata, paziente, fino ai primi spiragli di ritirata del Covid-19 e al ritorno delle tanto attese zone gialle. 

Il primo contratto a tempo indeterminato 

In occasione dell’inaugurazione, presieduta dalla Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, è stato firmato il primo contratto a tempo indeterminato intestato a un pizzaiolo Aut. «Per il momento siamo partiti con uno, perché la situazione pandemica, nonostante gli attuali miglioramenti, non si sa come evolverà e questo non ci permette di fare programmi a lungo termine. Attualmente, peraltro, possiamo lavorare soltanto con i tavoli all’aperto. Abbiamo quindi voluto fare un gesto simbolico, poi nei prossimi mesi, man mano che la situazione diverrà più chiara e sicura, provvederemo anche all’assunzione degli altri ragazzi», spiega Acampora.

«La squadra di Pizzaut ora è composta da due cuochi, uno con contratto a tempo indeterminato, e un altro con contratto a tempo determinato, un cameriere a tempo determinato e altri 3 camerieri in tirocinio lavorativo. Ci sono poi due ragazzi con tirocinio socializzante, perché hanno una disabilità importante, che non consente loro di lavorare. Grazie a questa soluzione, però, hanno la possibilità di sviluppare le proprie competenze e abilità sociali. Un’opportunità preziosa per la loro esistenza».

Nel team ci sono anche soggetti neurotipici: un cuoco, un cameriere e un educatore, ruolo delicato e strategico, attualmente rivestito proprio da Nico Acampora. «Per il futuro vorremmo trovare una figura educativa che possa svolgere in sicurezza e con la massima competenza questo ruolo, tuttavia non è un’impresa così facile. Da un alto deve conoscere bene l’autismo e dall’altro deve avere la capacità di integrarsi nel gruppo e saperlo gestire nella sua complessità. Inoltre all’interno del ristorante deve svolgere anche una funzione operativa. Insomma, una figura professionale dalle competenze trasversali».

L’idea di un franchising sociale e un Aut Accademy

L’obiettivo di Acampora è poi quello di potersi concentrare su un’altra apertura: «Il secondo ristorante potrebbe, più che altro lo spero, aprire a Monza, laddove il progetto ha avuto origine. Ne stiamo già discutendo con l’amministrazione, ma siamo ancora alle prime battute. Da sempre mi immagino che Pizzaut possa diventare una sorta di franchising sociale. Ciò comporta un aspetto formativo importante: a tal proposito stiamo chiudendo un accordo con una scuola di formazione professionale, che potrà quindi aiutarci proprio su questi aspetti. L’idea è quella di creare una Aut Accademy, un’accademia formativa legata alla ristorazione e all’autismo», conclude Acampora.

Pizzaut è un esempio concreto di economia inclusiva, la dimostrazione che è possibile, oltreché doveroso, introdurre nel mercato del lavoro anche coloro che hanno disabilità come l’autismo, puntando da un lato alla valorizzazione delle loro potenzialità e dall’altro alla modulazione di alcuni aspetti strutturali e logistici dei luoghi che li vedranno impiegati.

Foto dalla pagina ufficiale Facebook “Pizzaut”


APPROFONDIMENTI

www.pizzaut.it

Beatrice Elerdini