• 04/12/2022

Quando le aziende incontrano gli influencer

 Quando le aziende incontrano gli influencer

Michele Pagani e Marcello Ascani

Incontro con Marcello Ascani e Michele Pagani di “Flatmates”: la “creator economy” Made in Italy che parla il linguaggio di web e social

Marcello Ascani è uno Youtuber a tempo pieno. Ha aperto il canale da giovanissimo (aveva 15 anni) e in breve è diventato il diario della sua vita, dove raccontare quello che impara cercando di dare ispirazione ai suoi followers (al momento oltre 630.000). Abbiamo intervistato questo imprenditore, ormai vero punto di riferimento per le nuove generazioni, e Michele Pagani dell’agenzia Gummy Industries: insieme hanno fondato Flatmates, nuova agenzia che aiuta i brand e le aziende a lavorare con gli influencer.

Ascani, ci racconta l’origine di Flatmates?

«Nasce da un accordo con Gummy Industries e si occupa di mettere in contatto brand e aziende con creator, quindi influencer che parlano il linguaggio del web e che fanno video su YouTube, Instagram e TikTok. In pratica li mettiamo in contatto con i brand che hanno bisogno di comunicare con il loro linguaggio. Poi creiamo contenuti in casa, da pubblicare sui social del cliente, che se decide di aprire il suo canale TikTok (cosa che in molti quest’anno stanno facendo), magari non ha la necessaria forza lavoro. Lo stiamo facendo per esempio per Banca Profilo».

Pagani, cosa fa invece Gummy Industries?

«È un’agenzia che esiste da 10 anni e che fa digital marketing. Siamo cresciuti e in questo momento siamo 45 persone che hanno capito che era utile valorizzare le competenze di Marcello per sviluppare l’influencer marketing. In pratica mettiamo in contatto i marketing manager che fanno fatica a parlare con i content creator e dall’altra parte i content creator che vogliono avere contratti snelli e persone che parlino la loro lingua. Quindi Marcello rappresenta il lato creator e noi rappresentiamo il lato azienda».

Che evoluzione avrà, secondo voi, l’influencer marketing nei prossimi anni?

Ascani: «I dati mostrano che nel breve periodo è un trend in crescita e dovrebbe mantenersi tale nei prossimi 2/3 anni. Prima o poi arriverà a un plateau, però stiamo ancora assistendo alla transizione dai media tradizionali a quelli digital».

Pagani: «Così come i budget media stanno andando dagli strumenti tradizionali all’online, anche parte dell’online va verso l’influencer marketing. Oggi si è dato questo nome inglese, un po’ esotico, ma gli influencer ci sono sempre stati e semplicemente sono persone in grado di influenzare l’opinione dei follower. È chiaro che se Marcello suggerisce ai suoi follower una carta prepagata perché l’ha provata, la cosa funziona meglio. Ci sono statistiche che dimostrano che la pubblicità dichiaratamente tale, un banner per intendersi, o un post di Facebook, funziona molto meno rispetto a una pubblicità dietro cui c’è il volto di una persona: questo è il motivo per cui si vira verso l’influencer marketing». 

Adesso tutti parlano di creator economy: Ascani, come si diventa creator?

«Ci avviciniamo a un mondo in cui le aziende diventano media company e i singoli personal brand. Non è necessario diventare YouTuber o TikToker per forza, ma per farlo serve un minimo di ispirazione e poi si deve scegliere una nicchia, un target, avere qualcosa che ti caratterizzi. È un po’ come entrare in un mercato con un nuovo business».

Pagani, ci racconta qualcosa in dettaglio di Flatmates?

«Offriamo collaborazioni con gli influencer di vario genere: dal product placement (ovvero viene dato un prodotto e l’influencer crea un contenuto legato a questo), fino al branded content (l’influencer lavora anche ai valori del brand e li trasforma in contenuti editoriali). L’altro stream di attività è realizzare prodotti per le aziende, creando un canale YouTube con contenuti editoriali nostri. E poi consulenza e formazione. Siamo molto contenti della realtà che abbiamo creato, essendo nati nel mezzo di una pandemia, lavorando tutti da casa e con personale sparso in tutta Europa: ci siamo visti fisicamente una volta sola a Madonna di Campiglio, giusto per conoscerci! Il digitale ci ha dato opportunità incredibili: le assunzioni le facciamo con dei post con scritto “stiamo cercando persone in gamba”. L’ambiente è molto giovane e i nostri project manager senior hanno al massimo 23 anni».

Andrea Romoli

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