• 23/02/2024

Ricerca e aziende di filiera, il modello JRC MATT

 Ricerca e aziende di filiera, il modello JRC MATT

Marco Tarabini, coordinatore scientifico del JRC

Ricerca e aziende di filiera, il modello JRC MATT

Il JRC MATT del Politecnico di Milano è stato uno dei sei modelli innovativi premiati nella prima edizione del premio Lombardia Innovativa. Ne abbiamo parlato con Marco Tarabini, coordinatore scientifico del JRC, Lucia Frigerio, vicepresidente Mario Frigerio S.p.A., Paolo Pozzi, Group Chief Executive Officer Agrati S.p.A., Paolo Cattaneo, amministratore delegato di Growermetal, Maurizio Zanforlin, R&D Manager di O.R.I. Martin S.p.A. e Giandionigi Ghislanzoni, Chief Executive Officer Itla Bonaiti s.r.l.

Nel 2020 in piena pandemia, grazie all’entusiasmo e alla lungimiranza di quattro aziende fondatrici (Mario Frigerio, Agrati, Growermetal, O.R.I. Martin) e di un’azienda affiliata (ITLA Bonaiti) insieme al Politecnico di Milano nasce il JRC MATT, uno spazio fisico per lavorare e condividere tecnologie e risorse, a pochi passi dal campus del Polo territoriale di Lecco, nell’ex quartier generale e cuore produttivo della Mario Frigerio S.p.A.; grazie a una sapiente riqualificazione industriale e alla volontà della proprietà di mettere a disposizione del territorio un “Innovation Lab” in cui generare nuova conoscenza.

«All’interno dei JRC, aziende e università lavorano in sinergia su tematiche di frontiera – spiega Marco Tarabini, coordinatore scientifico del JRC – con l’obiettivo di creare rapporti duraturi e di investire nella crescita di giovani talenti. Il JRC MATT (Joint Research Centre Metal And Transformation Technologies) rappresenta un esempio di approccio strategico e culturale all’innovazione, che fa leva sul concetto di Open Innovation come strumento per creare valore e aumentare i vantaggi competitivi di chi vi partecipa. I membri del JRC MATT hanno scelto di miscelare sapientemente idee innovative esterne, provenienti dai propri reparti di R&D, ad apporti esterni, al fine di velocizzare quanto più possibile il processo di crescita. I soci hanno da tempo superato la sindrome del Not Invented Here e hanno capito come trarre valore dalle esperienze altrui. Grazie a questo approccio le aziende, pur operando in un settore tecnologicamente maturo, hanno fatto proprie tutte le tecnologie dell’industria 4.0 in tempi sbalorditivi, trasformandosi da utilizzatori di tecnologie a creatori di innovazione».

Quali sono gli obiettivi del centro di ricerca?

«Il JRC ha attualmente 8 progetti attivi, che si affiancano ai 6 progetti terminati in questi primi 3 anni di ricerca. Le attività in corso riguardano il data mining per lo studio delle difettosità nella filiera, lo studio di acciai speciali ottimizzati per le lavorazioni di deformazione plastica, lo sviluppo di processi a basso impatto ambientale per la pulitura del filo d’acciaio, la modellazione numerica dei processi di deformazione e lo studio dell’effetto della qualità della materia prima sull’usura degli utensili. Oltre agli obiettivi tecnologici, puntiamo alla formazione di giovani ricercatori in programmi di dottorato congiunto: una volta conclusi gli studi potranno entrare in azienda in modo da generare innovazione di frontiera al di fuori del confine universitario».

Parliamo di Open Innovation, investimenti e quadro normativo italiano: come vengono superati gli ostacoli burocratici?

«Credo veramente che l’ostacolo principale all’Open Innovation, oggi, sia più culturale che burocratico. Esistono diversi strumenti per collaborare in forma più o meno strutturata e da tempo sia Regione Lombardia sia il ministero dello sviluppo economico finanziano gruppi di imprese che vogliono affrontare insieme i progetti più sfidanti. I progetti hanno sicuramente un carico burocratico non trascurabile, specialmente per le realtà più piccole, ma l’innovazione aperta necessita di confronto con personale esterno e l’aggravio di burocrazia non è tale da bloccare sul nascere la possibilità di creare valore».

«Il centro di ricerca è un’opportunità per l’industria metalmeccanica lecchese di trasformarsi da pesante a pensante e ha, quindi, l’obiettivo di far conoscere sul mercato non solo i nostri prodotti – commenta Lucia Frigerio, vice-presidente Mario Frigerio S.p.A. – ma anche il modo in cui interagiamo con essi. Attraverso progetti all’avanguardia, studi e ricerche mirate, il JRC MATT permetterà alle aziende del territorio di collaborare e ottenere una catena del valore “connessa”, ovvero aziende connesse tra loro, con impianti connessi e capaci di ottenere, aggregare e scambiarsi i dati che ne favoriranno la crescita e la competitività».

Per Agrati è fondamentale la partecipazione a questo centro di ricerca: «Nell’ottica di costruire un ecosistema dell’innovazione che permetta a tutta la filiera italiana della trasformazione dei metalli di essere la migliore al mondo in termini di eccellenza tecnologica – lo sostiene Paolo Pozzi, Group Chief Executive Officer Agrati S.p.A. – la condivisione di conoscenze e risorse dovrà aumentare la capacità di gestire le complessità del mercato in un periodo di grandi trasformazioni. Ci aspettiamo inoltre che il JRC possa essere uno strumento di sviluppo e valorizzazione del territorio anche attraverso lo sviluppo di giovani talenti».

Secondo Paolo Cattaneo, amministratore delegato di Growermetal, essere parte del JRC rappresenta una grande opportunità in termini di possibilità di reale innovazione e sviluppo tecnologico di tutta la filiera. Anche per Maurizio Zanforlin, R&D Manager di O.R.I. Martin S.p.A., la collaborazione tra imprese e Politecnico rappresenta un acceleratore d’innovazione. Per Giandionigi Ghislanzoni, Chief Executive Officer Itla Bonaiti s.r.l. questa collaborazione rappresenta il carburante per l’innovazione e per lo sviluppo economico di Lecco e della Brianza, dove risiedono industrie metalmeccaniche tra le più competitive a livello mondiale.

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Paola Idilla Carella

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