• 03/12/2022

Ricondizionare in modo ibrido e anche nel b2b

 Ricondizionare in modo ibrido e anche nel b2b

Alessandro Palmisano

Alessandro Palmisano, ceo di TrenDevice – società quotata e tra i principali player italiani nell’economia circolare, attiva da circa un decennio nel settore del ricondizionamento di prodotti hi-tech di fascia alta – ci spiega come si è evoluto il modello di business dell’azienda e in funzione di quali fattori, proprio nell’ultimo biennio. L’ultima tendenza? Aziende clienti che noleggiano (in deduzione) per eventi business. E intanto, nel primo trimestre, TrenDevice tocca ricavi che crescono del 147% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e aumenta anche il suo contributo ambientale (con 647 tonnellate stimate di CO2 non immesse nell’ambiente in crescita dell’85% sullo stesso periodo 2021)

Partiamo dal passaggio dal modello di business iniziale a quello che ha messo in campo gli store fisici: quali sono le ragioni di questo cambio?

«Siamo partiti nel 2013 con un modello di e-commerce, mentre il passaggio è avvenuto attraverso un percorso che è nato dai nostri clienti, sostanzialmente. Proprio nel 2019 infatti abbiamo lanciato un sondaggio per esplorare il gradimento all’idea di uno store fisico e il risultato è stato molto sorprendente: il 40% dei clienti che avevano già acquistato un prodotto ricondizionato online dichiarava che avrebbe comunque preferito acquistare in uno store fisico. Da quel momento, nonostante la pandemia ed il lockdown, abbiamo deciso in modo coraggioso di lanciare un primo esperimento che ha visto l’apertura del primo retail store a Milano, a dicembre 2020, quando c’erano ancora molte zone rosse. Poi, a maggio 2021 abbiamo visto che i ricavi di questo store sono stati al di sopra delle nostre aspettative e quindi abbiamo aperto il secondo retail store in provincia di Avellino, vicino alla nostra sede operativa, a fine maggio 2022 abbiamo aperto a Roma il terzo punto vendita e da metà luglio saremo presenti anche a Bologna. Nei piani c’è poi un secondo punto nella capitale, in franchising; a fine 2022 sbarcheremo anche a Torino. Il progetto proseguirà poi nei prossimi anni, almeno per coprire tutte le principali città italiane e arrivare ad un modello che andrà sempre più ad integrare l’online e l’offline».

Qual è l’obiettivo?

«Far sì che sempre più clienti possano venire in contatto con il nostro brand, in store e poi in un secondo momento comprare online o viceversa, oppure venire in negozio per l’assistenza o per effettuare un reso. È un modello sempre più ibrido che abbiamo visto molto forte soprattutto negli U.S.A. e sta prendendo piede anche in Europa. In Italia, al momento, siamo l’unica azienda sul ricondizionato a proporre un modello ibrido di questo tipo».

Ma qual è ad oggi la percentuale di risposta per l’uno o l’altro canale?

«Il bilancio del 2021 – con due soli store e lock-down presente fino a maggio ‘21 – ha fatto registrare un 6-7% di vendite provenienti dagli store. Stiamo parlando dei primi risultati, in prospettiva chiudendo questo anno invece con 6 store attivi, ci aspettiamo numeri più importanti».

sede

Su che cosa puntate? Qual è il valore aggiunto rispetto alla concorrenza che opera sempre nell’ambito del riciclo e del recupero dei device?

«Chiaramente il modello complessivo è molto simile sia a quello dei competitor nazionali che internazionali. In ambito nazionale, siamo però tra quelli che registrano un livello di soddisfazione della clientela più alto. Rispetto ai competitor esteri, più forti grazie anche risorse economiche ingenti, la differenza è nella rete di retail store e nel servizio aggiuntivo che forniamo, che è quello del noleggio dei ricondizionati».

E in questo senso avete poi aperto alle aziende, per proporre una logica sostenibile con il noleggio per il b2b…

«Il servizio di Noleggio TrenDevice si rivolge a clienti privati, liberi professionisti ed aziende. Si possono noleggiare device in deduzione, caricando il costo a bilancio d’esercizio invece che in ammortamento in cinque anni, un vantaggio quindi fiscale che si aggiunge a quello ambientale. È un fattore che piace sia al libero professionista che alla PMI. Inoltre il noleggio può essere effettuato per un mese o per un anno, poi quel bene torna da noi e può essere rivenduto o rinoleggiato da terzi. Quando avremo un parco di clienti business rilevante, andremo anche a implementare un’assistenza dedicata che al momento è la stessa del mercato consumer».

inaugurazione Milano

Quali sono le frontiere che può aprire ulteriormente un modello di business come questo, secondo lei? Quali altri margini si possono ancora conquistare?

«Sicuramente quello di andare a collaborare con enti terzi che ci permettono di andare a riciclare completamente i materiali di scarto, come le batterie, la componentistica ecc. Al momento stiamo collaborando con l’Università di Salerno per raggiungere quest’obiettivo, per avere risultati a medio e lungo termine.

Poi abbiamo lanciato, a margine, anche una linea di accessori con il nostro marchio, ossia cavi realizzati con il 96% di materiali di plastica riciclata. Sono accessori che stanno raccogliendo un grande apprezzamento da parte della nostra clientela nell’ottica dell’economia circolare».

Ci sono risvolti economici oltre che sostenibili sul recupero della componentistica?

«Chiaramente parliamo di una piccola percentuale ma sicuramente sì, potrebbe essere una fonte di ricavo, così come potrebbe esserlo vendere i carbon credit. Noi abbiamo un bilancio dal punto di vista delle emissioni di CO2 altamente positivo. Solo lo scorso anno abbiamo evitato le emissioni di 2.400 tonnellate di CO2. Questo significa che se in futuro riuscissimo a certificare questi crediti potremmo avere un’ulteriore fonte di ricavi».

cavo

Antonella Tereo

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