• 02/12/2022

Ristoply: nasce l’App che semplifica il rapporto tra ristoratori e fornitori

 Ristoply: nasce l’App che semplifica il rapporto tra ristoratori e fornitori

Marco Pagano e Tommaso de Maio

Il settore del food, uno dei più colpiti dalla pandemia e dalle relative restrizioni atte a contenerla, si sta reinventando nella cosiddetta “nuova normalità”

Tra le novità più interessanti c’è Ristoply, un’applicazione che nasce dalla volontà di Tommaso de Maio (ceo) e Marco Pagano (cfo), di semplificare e digitalizzare il rapporto tra i fornitori e i ristoratori. Da un lato il ristorante, attraverso un unico applicativo, ha la possibilità di gestire tutti i suoi fornitori, snellendo così i processi di ordinazione. Inoltre può tenere sotto controllo i consumi e le spese, grazie ai report mensili. Dall’altro lato, Ristoply punta a migliorare anche i processi del fornitore: eliminando l’attività di Data Entry e integrandosi con i gestionali dei fornitori, riducendo sia costi che errori. Per conoscere più a fondo la storia di Ristoply, i vantaggi offerti e i risultati raggiunti in due anni dalla sua nascita, Lombardia Economy ha intervistato i suoi due fondatori.

Quando e come nasce Ristoply?

Tommaso: «Io e Marco abbiamo fondato Ristoply nel 2019. Abbiamo analizzato il mercato e la filiera agroalimentare B2B e ci siamo resi conto come quest’ultima fosse digitalizzata unicamente dal ristoratore al cliente finale con tutte le app di delivery che oggi conosciamo e di cui tutti siamo più o meno utilizzatori. Parlo ad esempio di Deliveroo, Justeat, Foodora, per citarne alcune. Ci siamo resi conto della presenza di un buco di mercato, quello che riguardava tutta la parte a monte della filiera, ovvero quella che va dal fornitore, produttore al ristoratore. Ed è proprio in quella falla che ci siamo inseriti. Oggi, praticamente il 99% dei ristoranti utilizza dei metodi ancora tradizionali per relazionarsi con i propri fornitori: carta SMS, WhatsApp e-mail e fax.

Ristoply nasce proprio con l’intento di andare a digitalizzare e semplificare questo processo. L’applicazione va ad aiutare non solo i ristoranti e bar tradizionali, diciamo a conduzione familiare, ma soprattutto le nuove catene con più di 30 punti vendita. Sono questi i clienti focus».

Quali sono i principali vantaggi di Ristoply per i fornitori e i ristoratori?

Marco: «Il nostro obiettivo era offrire un servizio win win sia per i ristoratori, sia per i fornitori. Il vantaggio per il ristoratore è che all’interno di una sola applicazione, ha la possibilità di ordinare da tutti gli attuali fornitori presenti sull’applicazione, alle stesse condizioni di prezzo, pagamento e scarico. Come stiamo digitalizzando e quindi semplificando le operazioni per i ristoratori, allo stesso modo stiamo facendo con il processo di vendita dei fornitori. Come anticipava prima Tommaso, si tratta di operazioni che avvengono attraverso e-mail WhatsApp o telefonate, sovente in modo disorganizzato e inefficiente.

La nostra piattaforma funge proprio da accentratore della ricezione di tutti gli ordini per il singolo fornitore. Stiamo andando, inoltre, a integrare la nostra applicazione anche con i gestionali dei fornitori stessi, automatizzando anche questo processo».

A due anni circa dalla nascita, quali sono i numeri di Ristoply, oggi? Entrando nel dettaglio, quanti sono i fornitori e i ristoratori che sinora hanno aderito alla piattaforma?

Marco: «Attualmente abbiamo una copertura geografica che vede coinvolte oltre 20 città italiane e oltre 6 regioni. Sono invece 200 i fornitori che coprono un po’ tutte le categorie, dall’ortofrutta alla carne, al pesce.

Gli utilizzatori dell’applicazione sono oltre 500 dislocati in tutt’Italia. Campania, Lombardia, Piemonte, Reggio Emilia e Veneto sono le regioni che hanno aderito maggiormente al nostro progetto. Questa è una fase di forte crescita».

E come ha reagito il mercato di Milano, economia trainante della Lombardia, nonché una delle principali dell’intero Paese?

Marco: «Senza dubbio, Milano è la città che ha reagito meglio. Di recente infatti, siamo entrati nel gruppo Pizzium, che è presente in tutta Italia e soltanto nel capoluogo lombardo vanta oltre 15 punti vendita. Come diceva prima Tommaso, il target ideale di chi ha scelto Ristoply sono proprio le catene di ristorazione».

Quali sono le condizioni di sicurezza della Vostra piattaforma? Sappiamo benissimo che oggi i due elementi cardine di ogni business sono la digitalizzazione e la sicurezza.

Tommaso: «Attualmente stiamo lavorando con una società di service security che ci consente di assicurare sempre maggior tutela a tutti gli attori coinvolti, ciò significa massima sicurezza per i dati che vengono utilizzati, sia dal ristorante che dal fornitore. Oggi abbiamo un team interno di IT e una software house esterna, a cui ci appoggiamo per una serie di figure che ci garantiscono la tutela dei dati degli utenti».

Ristoply è anche sostenibile. In cosa si concretizza?

Marco: «Si traduce essenzialmente nella riduzione di quelli che sono gli sprechi alimentari. Grazie agli investimenti messi in campo e attraverso l’impiego dell’intelligenza artificiale, la nostra applicazione sarà sempre più in grado di suggerire agli chef, l’ordine migliore da fare, per non andare a sovraccaricare il magazzino di prodotti, che rischiano poi di essere gettati.

Sempre grazie all’intelligenza artificiale, stiamo integrando anche tutti i sistemi di blockchain per la tracciabilità dell’intera filiera, dal fornitore/produttore italiano al ristoratore. Il nostro obiettivo è renderla efficiente e sicura».

La pandemia ha inevitabilmente influito su ogni aspetto dell’economia mondiale. Per Ristoply, che di fatto ha visto la luce poco prima dell’arrivo del Covid-19, quanto è stato forte l’impatto e come ha “attutito il colpo”?

Marco: «Innanzitutto io credo che la pandemia abbia notevolmente accelerato il nostro percorso di crescita, in quanto comunque il Covid e le relative restrizioni hanno sensibilizzato notevolmente il target dell’imprenditore/ristoratore medio. Nello specifico, noi abbiamo avuto la capacità di switchare in modo molto tempestivo da un modello di business B2B, appunto Ristoply, a quello B2C. Di fatto, per fronteggiare le chiusure e i lockdown, ci siamo reinventati come fornitori di frutta e verdura per le persone, direttamente a casa. Ancora oggi portiamo avanti anche questo modello di business. Viaggiamo su due binari paralleli, quello dell’applicazione principale B2B per i ristoratori, e quello B2C per la fornitura di frutta e verdura per i privati a domicilio».

Per approfondimenti:

www.ristoplay.com

Beatrice Elerdini

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