• 04/12/2022

Luigi Caricato, un oleologo a Milano

 Luigi Caricato, un oleologo a Milano

Pur non essendoci un’olivicoltura milanese la città accoglie dal 2012 un grande festival internazionale dedicato all’extra vergine di oliva

Si tratta dell’Olio Officina Festival, la cui undicesima edizione si è tenuta presso il Palazzo delle Stelline dal 17 al 19 marzo, con ingresso libero, per aprire a un pubblico variegato, trasversale, appassionato e curioso. L’oleologo è Luigi Caricato, scrittore e giornalista, ideatore del progetto culturale Olio Officina e anche autore di diverse decine di volumi, tre dei quali pubblicati per Mondadori: Oli d’Italia (2001), Olio di lago (2010), Atlante degli oli italiani (2015)

Lei ha coniato la parola “oleologo” per designare l’esperto di olio, neologismo che ora compare nel dizionario Treccani.

«Ho creduto tantissimo nel lavoro che svolgo da oltre tre decenni, e Milano ha saputo accogliere ogni mia iniziativa rilanciandola. Il progetto culturale di Olio Officina comprende oltre al festival anche una casa editrice indipendente e specializzata».

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Chi l’avrebbe mai detto. L’olio extra vergine di oliva protagonista a Milano.

«Quando arrivai dal Salento, nel 1984, da studente all’Università Cattolica, rimasi sorpreso dalla scarsa presenza di bottiglie di extra vergine sugli scaffali. Non c’era mercato, perché a dominare la scena erano gli oli da seme e l’olio di oliva. Poi nell’arco di un solo decennio, c’è stata la grande ribalta, con il dominio assoluto nei punti vendita. In alcuni scaffali nei supermercati oggi si contano oltre cento referenze di extra vergini».

Come è stato possibile un successo così rapido? Oggi l’olio extra vergine di oliva è ritenuto un functional food
e addirittura un nutriceutico.

«Perché è stato riconosciuto universalmente il valore nutrizionale. Da un lato è stata fondamentale la presenza di tanta gente del sud d’Italia, con la loro radicata consuetudine al consumo; in seguito sono anche cresciute le attenzioni verso una alimentazione sana, con l’olio ricavato dalle olive apprezzato per essere oggettivamente il miglior grasso alimentare in assoluto.

Oggi, la Lombardia detiene un primato: è la regione più attenta nell’acquistare oli 100% italiani e dall’origine certificata Dop e Igp».

Il mercato oggi accoglie tantissime referenze.

«Sì, l’extra vergine oggi è disponibile in molteplici versioni. Abbiamo gli oli monovarietali, da varietà di olive specifiche, 538 cultivar censite in Italia. Poi ci sono gli oli blend, frutto del mix di differenti tipologie di oli, ottenuti da mix di più cultivar, o di diverse origini. Abbiamo gli extra vergini pensati su misura: oli per le carni, per i pesci, per le verdure, per le pizze.

Anche il design fa la sua parte, ci sono bottiglie di oli con spray, che consentono di garantire un dosaggio limitato, usufruendo così di oli ad alto effetto condente. Ci sono nei ristoranti le “carte degli oli”, con i “carrelli degli oli”, e perfino in alcuni casi i ristoranti tematici, che io definisco “oliocentrici”».

Olio Officina organizza anche un concorso di design, “Le Forme dell’Olio”.

«Quest’anno il contest è giunto alla nona edizione. Da quando abbiamo iniziato, le bottiglie, le confezioni e gli imballaggi sono diventati spettacolari, belli, funzionali, sorprendenti, minimalisti o lussuosi, c’è l’imbarazzo della scelta».

Gli oli della Lombardia?

«Sono pregiatissimi, delicati, fini, eleganti, ad alta fluidità, e peraltro si caratterizzano per l’alto contenuto in grassi monoinsaturi, in particolare l’acido oleico più elevato rispetto ad altri extra vergini di altri territori. Quelli Dop sono “Garda” e “Laghi Lombardi”.

L’olivagione 2021 non è stata felice: pochissima produzione. Inoltre la Regione Lombardia, rispetto ad altre regioni del nord, trascura queste produzioni, non le incentiva, non le sostiene, nonostante l’alta qualità degli oli e la fama di cui godono gli extra vergini sul mercato. C’è disattenzione».

Il tema della undicesima edizione di Olio Officina Festival è “l’olio della bellezza”. Possiamo dire che non si può cancellare la bellezza dei territori.

«Senza il paesaggio non esiste turismo. Senza alberi di olivo non esiste biodiversità. Senza olivi non esiste l’olio da olivicoltura eroica. Non si può vanificare tanta bellezza. Questa mancanza di sensibilità istituzionale è gravissima e inaccettabile, in un periodo storico in cui si parla tanto di etica, di sostenibilità, di biodiversità».

Chiudiamo con una nota di speranza.

«Al Festival presenterò il mio volume Il grande libro dell’olio. Guida ragionevole ai migliori extra vergini in commercio. È la prima pubblicazione visual al mondo dedicata agli oli da olive. Ciò dimostra che vi è una nuova sensibilità, un’attenzione che prima non c’era. L’Italia non è autosufficiente e ha necessità di importare olio dall’estero: mancano olivi. Piantiamone di più, facciamolo anche in Lombardia e in tutte le regioni del nord».

Per approfondimenti:

www.luigicaricato.net

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