• 20/10/2021

Nasce WinLet, dispositivo con la mission di combattere la violenza sulle donne

Pier Carlo Montali, Ceo e creatore di Security Watch

«Se una ragazza si vede avvicinare da un malintenzionato, le basterà schiacciare per tre volte un pulsante per attivare una sirena d’allarme», spiega Pier Carlo Montali, Ceo e creatore di Security Watch, start-up che ha lanciato l’accessorio.

Nel mese di giugno ha visto la luce WinLet, un dispositivo pensato per combattere la violenza sulle donne. «Cerchiamo di compiere una piccola rivoluzione, facendo in modo che la tecnologia provi a risolvere questo problema», racconta Pier Carlo Montali, Ceo e creatore di Security Watch, digital start-up milanese, fondata nel 2019, da cui è nato il progetto. 

Durante lo scorso anno le chiamate al 1522 (numero di pubblica utilità contro la violenza), secondo i dati forniti dall’Istat, sono aumentate del 79,5%. Un numero impressionante, che dimostra quanto sia fondamentale trovare nuovi alleati per combattere quella che è sempre più un’emergenza. 

WinLet è un dispositivo leggero e di piccole dimensioni, può essere utilizzato come ciondolo, attaccato al portachiavi o a una borsa, oppure in aggiunta a un bracciale. «Ha una sirena ad alta frequenza, che raggiunge 110 decibel. Se una ragazza si vede avvicinare da un malintenzionato, le basterà schiacciare per tre volte il pulsante per attivare la sirena. Il suono sarà così intenso da allontanare il malintenzionato e richiamare l’attenzione di altre persone. Il dispositivo poi si collega a un’applicazione, da cui partono i messaggi d’emergenza a tutti i riferimenti, precedentemente selezionati, e a cui viene mandata anche la posizione in tempo reale. Un’altra funzionalità, per chi sottoscrive il servizio Premium, è il collegamento con la centrale operativa WinLet, attiva 24 ore su 24. In pochi secondi la persona viene contattata con una telefonata, se non si riceve risposta vengono allertate le forze dell’ordine». 

La progettazione è durata un anno: nel team erano presenti ingegneri elettronici, meccanici, informatici e acustici. «Avevo già lavorato ad altre start-up in passato, ma niente era stato così impegnativo. Ad esempio per riuscire a raggiungere sonorità alte in un dispositivo così piccolo, abbiamo dovuto usare delle geometrie molto particolari, che si chiamano cavità di Helmholtz, riuscendo a sfruttare l’effetto di ridondanza delle onde sonore», dice ancora Montali.

 Il dispositivo nasce per il mercato femminile, ma c’è già l’idea di produrre un accessorio unisex. «Il nostro obiettivo non è solo difendere la donne, ma fare in modo che chiunque compri il dispositivo si senta più sicuro. Con l’aiuto della tecnologia vorremmo risolvere il problema della violenza tra tutti gli esseri umani. Se c’è la certezza che può succedere qualcosa poco dopo l’inizio dell’aggressione, allora le persone stanno più attente. La tecnologia può essere una sorta di deterrente». 

Per quanto riguarda lo sviluppo del prodotto sul mercato, spiega l’imprenditore, «vogliamo prima consolidarci in Italia, poi puntare anche all’estero, dove questo tipo di problema è ancora più sentito. Penso all’India, al Pakistan, alla Nigeria o al Messico. Già da oggi, però, se una ragazza italiana è all’estero, c’è la possibilità di attivare la sirena e vengono inviati i messaggi d’allarme ai contatti». 

In questa prima fase c’è stato un boom di acquisti: «Abbiamo già avuto tante richieste, la prima produzione è stata venduta in pochissimo tempo. Ora stiamo organizzando la seconda», dice Montali. 

Al momento è possibile acquistare il prodotto solo su e-commerce, attraverso il sito Winlet.it, in futuro si pensa però anche all’approdo nella grande distribuzione. 
Security Watch investe molto anche nella formazione gratuita. «Abbiamo organizzato dieci webinar insieme all’associazione Senza Veli sulla Lingua. Affrontiamo tutte le sfaccettature della violenza sulle donne e poi, in maniera molto pratica, parliamo di come potersi difendere. La criminologa Roberta Bruzzone è una presenza fissa durante questi incontri online. Sicuramente la formazione è importante, purtroppo però produce effetti sul lungo periodo. Ecco perché entra in gioco la tecnologia, che può avere un effetto immediato. Probabilmente, se avesse avuto il WinLet, Saman Abass, si sarebbe potuta salvare. Con la sirena e i messaggi d’allarme le persone si sarebbero comportate in maniera diversa», conclude Montali facendo riferimento a uno degli ultimi tragici casi di cronaca. 

Arianna Sironi